Sport

L’Italia ai Giochi, con donne da Oscar

Riccardo Signori
20 luglio 2016

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Sarà un’Italia molto più femminile del solito e magari è un buon segno. Ma c’è il rischio, per il pavone mondo dei maschietti, che le donne siano anche più brave e medagliate. L’Italia che sta partendo per i Giochi olimpici di Rio (inizio 5 agosto) non si porta dietro grandi speranze di gloria, anzi qualcuna meno rispetto alle previsioni, ma la sua quota femminile è aumentata rispetto a quattro anni: allora erano il 43,78% del gruppone di oltre 200 atleti, questa volta saranno il 47,81% su 297 azzurri. C’è mancato poco che si arrivasse al pareggio fra uomini e donne: sarebbe stato un dato confortante e clamoroso, ma soprattutto un grande smacco per la vanità maschile che nello sport ha sempre cercato la supremazia.

Stavolta le ragazze d’Italia ci hanno messo il becco dappertutto. Nella boxe, per esempio, da sempre territorio di conquista maschile, ecco presentarsi la prima donna pugile ai Giochi. Si chiama Irma Testa, diciottenne di Torre Annunziata, con tanta voglia di sfondare nella terra selvaggia dei pugni. Difficile pensare che possa arrivare a un podio, ma comunque vada sarà un successo. E’ femmina anche il baby del gruppo azzurro: Sara Franceschi, livornese nuotatrice nei 200 misti, 17 anni compiuti a febbraio si contrappone a Matusalemme Giovanni Pellielo, tiratore intramontabile dall’alto dei suoi 46 anni.

Femmina e, soprattutto, regina dello sport e dello spot è la nostra portabandiera, Federica Pellegrini, che andrà a cercarsi l’ultimo podio della carriera olimpica. E così pure è donna la portabandiera dei giochi paraolimpici, Martina Caironi, già oro a Londra sui 100 metri. Dici Caironi e pensi all’atletica nella quale, forse, non restano nemmeno gli occhi per piangere. Il movimento atletico azzurro, stavolta, va incontro ad un clamoroso flop dopo l’infortunio di Marco Tamberi, che almeno un podio ed una medaglia poteva adocchiare, e vista la situazione intricata in cui è finito Alex Schwazer, colpevole o innocente che sia per il suo nuovo incontro ravvicinato con il doping. Potevano essere due uomini da medaglia. Ora ci soccorre ancora una donna, italiana di adozione, grintosa e panterosa quanto le vorremmo tutte: Libania Grenot, campionessa europea dei 400 metri sarà probabilmente l’ideale portabandiera delle gare in pista . Difficile pensare ad un podio, ma certamente determinazione e forma le varranno una finale onorevole.

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Dal mondo dell’atletica ci arriva anche la storia che sarebbe piaciuta ai decoubertiniani di ferro e che illustra il “non è mai troppo tardi” per qualche favola. Catherine Bertone, 44enne pediatria di stanza ad Aosta, nata da madre bretone e padre piemontese, ha pescato il jolly della vita e della sua passione di maratoneta tapasciona. Andrà ai Giochi di Rio dopo aver ottenuto tempi pazzeschi rispetto ad età e possibilità. La federazione atletica l’ha convocata e proposta insieme a Valeria Straneo (40 anni)per la maratona: quasi un inno alla terza età atletica.

Belle storie, ma poi servirà qualche medaglia e,allora, dovremo ancora rivolgerci al mai dimenticato mondo della scherma. Forziere eterno delle nostre Olimpiadi, equilibrato mix tra campioni e campionesse. Persa la signora del fioretto, Valentina Vezzali, ci affidiamo ad altre due signorine: Elisa Di Francisca, campionessa uscente ai Giochi di Londra, e Arianna Errigo, recente oro europeo, che ha nella bacheca una sfilata di coppe del mondo ed un paio di campionati del mondo. La corsa all’oro dell’Italia olimpica sarà appesa ai loro fioretti.

Ma pure altre azzurre probabilmente ci terranno svegli e con il cuore in gola: mettiamoci le ragazze della ginnastica ritmica e artistica, le squadre di pallavolo e pallanuoto (chissà che almeno una non peschi il podio), Jessica Rossi la signora del tiro a volo, magari Elisa Longo Borghini con la sua bicicletta. E ,infine, la Tania Cagnotto, che più di tutti (e tutte) meriterebbe di concludere la sua storia ai Giochi con una medaglia olimpica, l’unica che manca al ricco pedigrèe dei tuffi.

Dunque aggrappiamoci alla nostra vita in rosa. E chissà che non si svegli anche qualche maschietto.


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