Sport

Italia e due Ferrari: delusioni e lacrime

Riccardo Signori
9 ottobre 2017

Vanessa Ferrari

Italia e Ferrari raccontano  le delusioni sportive di questo inizio autunno. Poi c’è Vanessa Ferrari, un’altra Ferrari inseguita dalla sfortuna che racconta lacrime di pianto. Vanessa, 26 anni e due medaglie mondiali, ha probabilmente chiuso la sua carriera di ginnasta con un altro crac: tradita ancora una volta dal tendine d’Achille del piede sinistro, durante la finale del corpo libero ai mondiali di Montreal. Talvolta lo sport è un accanirsi di ingiustizia. La Ferrari ne sa qualcosa, i suoi tendini d’Achille ( prima il destro nel 2009, poi il sinistro un anno fa) non le hanno risparmiato sofferenze, operazioni e ogni volta la fatica devastatrice del riprendere a soffrire per guarire e tornare in pedana. Stavolta forse non tornerà.

Difficile rimettere in sesto il corpo umano, ma nemmeno facile metter mano ai disastri combinati dalla Rossa Ferrari e dalla azzurra Italia del pallone guidata dal ct Gianpiero Ventura.

L’Italia del calcio dovrà lottare, in novembre, in una sfida di play off per conquistare un posto ai campionati del mondo in Russia. Solo nel 1958 la nazionale del calcio fece flop. Qui ci siamo molto vicini. Non tanto per il valore più o meno qualificato delle avversarie, quanto per la pochezza del nostro pallone e la scarsa credibilità dei suoi giocatori.

L’Italia si è scoperta finalmente (disastrosamente) nuda dopo le ultime partite: non più fumo e naturalmente niente arrosto. I nostri calciatori valgono poco, i grandi vecchi stanno chiudendo la carriera e non possono tenere da soli in piedi l’orgoglio e il valore azzurro. Gigi Buffon ha provato a fare il capitano prendendosi responsabilità e caricando il gruppo, ma non può regalar brandelli di qualità a chi non la possiede. Il ct commette errori, però i calciatori sono molto più scarsi di tutti quelli di altre intere generazioni azzurre. Qualche giovane potrà crescere (Chiesa, Romagnoli, Caldara, Pellegrini, Donnarumma) ma non abbiamo né campioni e nemmeno giocatori che facciano risplendere gran talento. Appunto qualche giovane e poco altro, diciamo Belotti, Immobile, Verratti e Florenzi tra i più navigati. Aggiungete Bonucci, seppur disastroso negli ultimi tempi. Non molto per contare su un futuro azzurro-roseo. Meglio pensare all’azzurro tenebra.

Seb Vettel

Sarà difficile ricostruire una Italia da gran Premio calcistico. Più facile credere ad una Ferrari da riscatto. Gli ultimi g.p. hanno depresso il pubblico ferrarista e deluso le attese di Seb Vettel. Il pilota tedesco ha messo del suo in qualche situazione ma a Suzuka, in Giappone, una candela ha bruciato gli ultimi sogni. La Ferrari aveva fatto harakiri nei gran premi precedenti. Qui di peggio: mandare all’aria ogni altra possibilità per una candela da pochi euro è il simbolo dello sberleffo della sorte.

Sarà più facile rimettere la Ferrari in pista rispetto alla nazionale calcistica? Probabilmente sì. Nel trittico asiatico la macchina e i piloti hanno dato segnali di qualità. E i pezzi di ricambio si possono sempre migliorare. Gli uomini, invece, non si fabbricano: devono nascere con talento ed essere calcisticamente costruiti. Molto più difficile. La Ferrari ha certamente nella scuderia uno dei piloti migliori del mondo, l’Italia non ha un giocatore fra i migliori del mondo. La Ferrari è gestita da Sergio Marchionne, la federazione calcio da Carlo Tavecchio. C’è il tanto per capire al volo chi sia in mani migliori. Poi certo c’è un ct della Ferrari che non fa onore al cognome: Arrivabene. Qui è arriva male. E così pure il ct dell’Italia induce a cattive considerazioni. Si chiama Ventura, ma per ora è sVentura.


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