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Italia: maschi d’oro e donne d’acciaio

Riccardo Signori
8 agosto 2016

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Ragazzi d’oro e donne di ferro. Meglio: d’acciaio nel caso di Tania Cagnotto e Francesca Dallapè, finalmente sul podio olimpico che non arrivava mai. La storia di Tania e Francesca potrebbe essere emblematica per ogni atleta azzurro. Distrutte nel morale, e nelle speranze, quattro anni fa per due bronzi mancati proprio di un niente(Tania poi replicò restando a 20 centesimi di punto dal bronzo nell’individuale), rieccole felici e sorridenti con il loro argento quattro anni più tardi. Hanno scalato podi europei e mondiali, non si sono demoralizzate, altre volte hanno sbattuto contro la muraglia cinese, hanno ritrovato nervi d’acciaio e cercato di migliorare ancora. Cosa potrebbe chiedere di più una storia di sport per il lieto fine? Non sempre succede, ma succede.

Una domenica da grande abbuffata per l’olimpiade italiana: uno judoka di 21 anni, Fabio Basile, il re degli ippon come il pugile con il pugno del ko, forse enfant prodige, certo un uomo del futuro, ha conquistato la medaglia d’oro numero 200 ed è un bel premio per uno sport che ha sempre portato medaglie, esattamente come la scherma che ha varcato la linea arrivando all’oro 201 con  Daniele Garozzo, altro frutto generazione novanta, 24 anni e forse il meno atteso fra i tre fiorettisti. Sorprese e soddisfazioni che vanno dal Piemonte(Basile) alla Sicilia(Garozzo), un’Italia che fa squadra. Ed ora tutti sapremo e parleremo di ippon pensando a Basile quasi fosse un Tyson.

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I ragazzi d’oro hanno fatto intuire la bontà della classe e della qualità tecnica, Odette Giuffrida e Elisa Longo Borghini ci hanno riportato nella tradizione italiana e sull’indiavolato pianeta donna.  Longo Borghini lottatrice indomita per portare a casa un bronzo nel ciclismo, che aveva sofferto la sfortuna toccata a Vincenzo Nibali. Ed,invece, la Giuffrida ha aperto la strada del podio nello judo, ripercorrendo, a 21 anni, la via che fu di Ylenia Scapin, una grande atleta del passato. Poteva essere un altro oro, si è fermata all’argento con un poco di rosicamento. Quattro anni sono lunghi per tornare ai Giochi, ma la Cagnotto, che sulle spalle  ha cinque edizioni, insegna. Corse e rincorse, corsi e ricorsi:cinque medaglie in un giorno è raccolta da grande potenza , che l’Italia non è.

Poi ci sono i casi di Jessica Rossi, fuori nel tiro, della staffetta maschile 4×100 stile libero nemmeno in finale e dei pugili che perdono come bambinoni svogliati(Manfredonia)che ci fanno tornare ai nostri pascoli di erba secca o rinsecchita.

Sarà difficile ripetere una domenica così illuminata, ma chissà mai. Ora tuffiamoci in vasca con Federica Pellegrini a caccia dell’ultimo podio. La piscina dice che i nuotatori vanno come razzi. Michael Phelps ha conquistato il primo oro dei suoi Giochi con la staffetta 4×100 sl, diciannovesimo successo olimpico e 23° medaglia per il cannibale americanoKatie Ledecky, la diciannovenne superwoman dello stile libero, ha spazzato i muri dei 400 stile libero abbassando il record del mondo (3’56”46 contro il precedente 3’58”37) di quasi due secondi. Da non credere se Katie non fosse davvero un pesce che nuota con sembianze umane. Due secondi anche nel nuoto, non solo nell’atletica, sono un’eternità. Sarà lei il muro contro il quale sbatterà Federica Pellegrini a caccia di un posto sul podio. La Ledecky promette di acchiappare tutto dai 200 sl in avanti.

Il nuoto è partito con primati mondiali da sogno o son desto: l’inglese Adam Peaty è andato sulla luna nella rana(57”13), nel 2000 Domenico Fioravanti aveva vinto le olimpiadi nuotando i 100 rana in 1’00”. La regina della farfalla, Sarah Sjostrom, ha levato i muscoli e trionfato nei 100 farfalla, ritoccando il record(55”48). Che dire?  Speriamo sia tutto vero. E non artefatto.


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