Fotografia

Izis, tra sogno e fotografia

Rachele Martignoni
19 febbraio 2014

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11 gennaio 1930, Parigi. E’ un mercoledì grigio e gelido e un ragazzo, ancora diciottenne, arriva alla Gare du Nord dalla lontana Lituania dopo un lungo viaggio. La stazione lo attende in tutto il suo splendore e uno scenario nuovo e inebriante si apre davanti ai suoi occhi: passanti avvolti in caldi cappotti neri, vapore, caos. La speranza di trovare un lavoro e una casa, di intraprendere una vita d’arte e poesia vive in quel giovane, Izraelis Bidermanas, conosciuto oggi con lo pseudonimo Izis, che, partito per fuggire alla povertà del suo Paese e della sua famiglia, entrerà presto nel cuore di tutti i parigini e di tutti noi.

I primi tempi nella Ville Lumière non sono facili per l’aspirante fotografo, che inizialmente deve guadagnarsi da vivere svolgendo i lavori più umili: sopravvive con una comunità di emigranti ebrei in rue Lamarck, insieme a vagabondi e ladri; riesce a malapena a procurarsi un pasto al giorno.

Fortunatamente però il destino ha in serbo per lui un futuro luminoso e presto tutto cambia.

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Il ragazzo ottiene i primi ingaggi presso alcuni fotografi della città: la paga è misera, ma in compenso vitto e alloggio sono assicurati.
All’inizio degli anni ’40 Izis riesce a procurarsi finalmente alcuni contatti all’interno della clientela parigina; queste conoscenze si riveleranno preziose, tanto da permettergli di gestire un negozio di fotografia nel XIII arrondissement.

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Ma la sfortuna bussa ancora alla sua porta; questa volta si tratta di un nemico ben peggiore della povertà: la guerra.

Il fotografo, etichettato come «commerciante ebreo», è costretto a rifugiarsi con la moglie ad Ambazac , villaggio francese dove la resistenza è molto potente. Straniero e costretto a nascondersi, l’artista vive questo periodo nei sensi di colpa e questa fase oscura della sua vita segnerà profondamente tutta la sua produzione successiva.

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1945: tornata la tanto attesa pace Izis può finalmente recarsi ancora nella sua magnifica Parigi.  E’ l’inizio di una nuova era pacifica e abbondante: non si temono più le bombe, non bisogna più nascondersi e le stelle sono tornate a splendere.

La notte, poi, Parigi appare in tutto il suo splendore. La maggior parte delle fotografie che Izis scatta durante questi anni, non a caso, sono notturne.

E’ il periodo dei cosiddetti fotografi «umanisti»: Doisneau, Ronis, Henri Cartier-Bresson; chi «fa arte» ama creare passeggiando o fermandosi nei bistrots fumando una sigaretta al chiaro di luna.

Gli abitanti e le strade della metropoli francese, mutati dalla guerra, diventano la fonte d’ispirazione principale per tutti gli artisti del periodo: ogni ponte della Senna, ogni vicolo, ogni mercato, ogni passante, è considerato un prezioso soggetto da ritrarre.

Tutto è arte, tutto è creatività. Siamo nell’epoca in cui Prévert scrive poesie riuscendo a parlarci semplicemente di una tazza di caffellatte, di una moneta che cade e rotola a terra, di una venditrice di fiori. Tutto è possibile nella città degli amanti che si baciano di nascosto sotto i portoni, quella dei fiammiferi, delle vetrine nei grandi Boulevards.

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Izis coglie l’aspetto invisibile di questa realtà e, a differenza dei suoi colleghi, ne cattura soprattutto l’aspetto surreale, sognante, onirico. La sua tecnica è strabiliante: la precisione con cui osserviamo ogni chiaro scuro, ogni linea, ogni piano e profondità nelle sue opere è strabiliante; i fotografi professionisti sanno che il bianco e nero può essere un vero rivelatore della qualità di uno scatto e Izis è senza ombra di dubbio padrone assoluto di questa scelta cromatica.

Raramente i soggetti ritratti guardano in camera perché Bidermanas era un timido osservatore: reggeva spesso la macchina all’altezza della pancia, con grande discrezione, senza farsi vedere, motivo per cui molte sue opere ritraggono persone sdraiate o sedute.

«Poeta della fotografia», sognatore, visionario, Izis conserva sempre la propria visione di ciò che lo circonda: vive in un mondo fantasioso, umile, quotidiano, romantico, che ci commuove inevitabilmente. Affermerà: “Si dice spesso che le mie fotografie non sono realiste. Non sono realiste, ma é la mia realtà”.

Durante la sua vita collaborerà poi con Paris Match e si circonderà di artisti del calibro di Prévert, Chagall. Ritrarrà artisti e personalità culturali importantissime: Camus, Simenon, Edith Piaf, Roland Petit, per citarne solo alcuni. Oltre a Parigi fotograferà moltissimo anche Londra.

L’opera di questo incredibile uomo non potrà che toccarvi nel profondo. Vi condurrà indietro  nel tempo, in un periodo durante il quale regnavano ricchezza e povertà e luce e ombra si alternavano, proprio come in fotografia.

Le persone avevano provato sulla propria pelle l’orrore della guerra, ma questi scatti non intendevano trasmettere tristezza o sofferenza, anzi. Izis fa tornare alla mente ciò che ci rendeva felici: le bolle di sapone, le tende rosse del circo, le canne da pesca lunghe e bianche e ci ricorda quanto fosse magico accendersi un fiammifero nella notte e riuscire ancora a sognare.

IZIS | Il poeta della fotografia
Spazio Oberdan
Provincia di Milano e Fondazione Alinari
In collaborazione con la Ville de Paris e con Institut français Milano
Dal 12 Febbraio al 6 Aprile 2014

Rachele Martignoni


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