Letteratura

Jack Roland: arriva in libreria Chaos Arcano

Virginia Francesca Grassi
28 febbraio 2016

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I buoni lettori, si sa, non si accontentano facilmente. Ecco perché, quando un libro riesce a scivolar via dalle categorizzazioni di genere, arricchendole di nuove sfumature, allora siamo certi di aver trovato qualcosa che non rimarrà a prendere polvere tra gli scaffali. È il caso di Chaos Arcano di Jack Roland, attesissimo secondo volume de La ballata del Levriero Rosso.
Per la gioia di fan vecchi e nuovi ecco che l’affascinante saga, cominciata qualche anno fa con L’albero dei cieli, è finalmente approdata in libreria grazie a 13Lab, giovane quanto agguerrita casa editrice, pronta a tenerci con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.
Amore e morte, dolcezza e tragedia, intrighi politici e mito, risate e paura, fantasy e Storia: una grande avventura capace di entrarvi sotto pelle come solo i buoni libri sanno fare. Abbiamo deciso di parlarne insieme all’autore.

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Tra il primo e il secondo libro sono passati sei anni. I personaggi si sono evoluti, così come è cambiato il mondo che li circonda. Come mai questa scelta?
Ne L’Albero dei Cieli, i due protagonisti principali passavano attraverso il fuoco della guerra per addentrarsi nell’età adulta. Avevo già trattato il tema dell’adolescenza, e il disegno della trilogia che ho in mente necessitava di una spinta in avanti con questo secondo volume. In Chaos Arcano i personaggi sono cresciuti, sono uomini e donne. Vediamo concretizzarsi le loro aspettative, i loro incubi, il loro destino. Non volevo far aspettare oltre il lettore. Far passare sei anni nella trama, mi ha consentito di riprendere con calma il filo del discorso, ricostruire parzialmente il passato nel corso del racconto. Non volevo costringere il lettore a (ri)leggere il primo capitolo della saga: l’idea è di poter tirare qualcuno in groppa al levriero in corsa, anche se si è perso la partenza!

Il tuo è un romanzo corale, giocato sui labirinti di destini incrociati, e non a caso hai deciso di intitolare ogni capitolo con una figura dei tarocchi…
Il concept di fondo di questo libro è proprio basato sugli Arcani, i Tarocchi. L’idea che volevo trasmettere al lettore è quella di sfogliare un mazzo di carte, non le pagine di un libro. Ogni capitolo è dedicato a uno degli Arcani Maggiori, riflesso nel personaggio di cui si parla in quel passo o anche nella situazione descritta, non senza una certa simbologia. Avendo come punto focale del racconto proprio il destino, o l’assenza di esso, era importante permeare il libro di simbolismi, allegorie, superstizioni, perché erano parte integrante del modo di pensare medievale. Il Chaos è proprio riferito a quell’intreccio di vite che permette a una persona di percorrere strade che, da solo, non avrebbe neppure considerato. Ogni personaggio ha la sua carta, il suo punto di vista, il suo destino da compiere, ma tutto rimane oscuro sino alla fine, perché il destino si crea, passo dopo passo. All’interno del libro ho anche lasciato un easter egg per i lettori, un messaggio segreto nascosto tra le pagine.

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Hai creato un vero e proprio universo, con tanto di lingue, etnie, religioni, in cui il ruolo e gli equilibri della politica influiscono molto sull’intreccio.
Data l’età dei protagonisti, ovviamente, dovevo cambiare il registro del racconto e alzare il tiro su quei temi che riguardano l’essere adulti: soldi, politica, sesso, ma anche la consapevolezza di essere soli di fronte a tutto. Il mondo costruito per il primo libro, la Domhain (Terra/Mondo in antico irlandese ndr.), per quanto credibile o esteso, era visto quasi sempre attraverso gli occhi del protagonista principale, Ethan, allora dodicenne. In Chaos Arcano era arrivato il momento di allargare gli orizzonti, cominciare a parlare dell’intero continente. Delle lotte intestine, della successione al trono, delle colonie moresche e delle nuove religioni monoteiste che cominciano a infiltrarsi lentamente nella vita di popoli pagani. I personaggi del mio libro, volenti o nolenti, si scontrano con queste forze che smuovono il loro mondo.

Quello che colpisce di questo romanzo è il forte impatto scenico: abbiamo sangue, sesso, pathos, avventura, amore, gotico, fantasy, horror.
C’è tutto, e ci deve essere! Lavorando in tv e al cinema, è chiaro che tendo a descrivere le cose in maniera molto visiva. Non ho mai voluto chiudermi in stereotipi di genere o in territori sicuri, per accalappiare certi tipi di lettori. Credo che il mio sia un libro per tutti perché, al netto di un contesto che scivola sulla linea di confine tra realtà e leggenda, racconta una storia molto umana. Appunto c’è morte, amore, sesso, avventura, guerra, e credo che i lati più spaventosi di questa storia siano legati all’agire umano, non al lato sovrannaturale. È la natura dell’uomo la cosa più paurosa. C’è un sottile filo rosso che corre nella storia: dov’è il bene? Dov’è il male? Ovviamente anche l’aspetto sovrannaturale e horrorifico gioca un ruolo molto importante: il mio primo amore è stato Stephen King, poi sono arrivati Lovecraft ed Edgar Allan Poe, ma non posso non citare Bram Stoker, vista la forte presenza “vampiresca” nelle pagine del mio libro. Un’altra fonte d’ispirazione, poi, sono stati di certo miti, leggende, ma anche documenti sulla demonologia e bestiari medievali.

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Grande importanza hanno nel libro anche i personaggi femminili, descritti con mille sfumature diverse e con particolare attenzione. Jack Roland è un po’ femminista?
Jack Roland è assolutamente femminista, e lo dico senza nessun tipo di implicazione politica. Mi piace parlare con le donne, capire cosa pensano e cosa sentono. Scrivendo mi sono accorto di sondare con sempre maggior avidità la psiche dei personaggi femminili e, nel mio caso, fantasy e medioevo sono stati un terreno ideale di studio. Il fantasy è un genere pieno di stereotipi e inesattezze. Fatta eccezione per alcuni autori contemporanei, come Joe Abercrombie, spesso le donne sono relegate a mere comparse angeliche, a smidollate principesse strillanti in attesa di essere salvate, a combattenti con armature inspiegabilmente succinte. Io ho invece cercato di raccontare storie di donne. Con forze, fragilità, debolezze, beltà, difetti, potere, ricchezze, fame, ambizione e frustrazioni. Tutto il pacchetto. Perché è quello che le rende, ai miei occhi, così interessanti.

 

Chaos ArcanoLa ballata del Levriero Rosso di Jack Roland, 13Lab Editore, pp. 606.


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