James Franco è come il prezzemolo | Artista, scrittore, regista, laureato e forse gay: storia di un 35enne americano come pochi

Ilaria Bortot
17 settembre 2013

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James Franco è, in ordine di apparizione: attore, sceneggiatore, scrittore. E molto altro ancora, come conduttore, musicista, artista…
Eclettico, ambito e ambizioso, il giovane americano di Palo Alto odia le definizioni e i cliché al punto di riuscire ad essere tutto ed il contrario di tutto.

Dai tempi del suo debutto, quando ancora era un ragazzino e recitava la parte dell’amico di Lindsay Weir in Freaks and Geek, sono passati quattordici anni e lui non si è mai fermato.

Il successo, quello da red carpet e “Oh mio Dio, quello è James Franco!”, è arrivato con Spider-Man dove ha quasi rubato la scena al protagonista Tobey Maguire che, a sua volta, aveva rubato la parte allo stesso Franco. Insomma, meglio non fargli le scarpe.

Tra le sue performance più apprezzate c’è sicuramente quella che lo vede nei panni di Aron Ralston, lo scalatore che rimase imprigionato per 127 ore durante un’escursione nello Utah. Cinque settimane di riprese e Franco era sempre sul set, le uniche pause quelle per studiare per gli esami all’Università. (Perché si è laureato, anche. Non lo sapevate?).
Il film di Danny Boyle gli vale una candidatura come migliore attore agli Oscar e – indovinate un po’ – chi presentava la serata insieme ad Anne Hathaway? Esatto.

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Fare l’attore non gli basta e quindi eccolo sparire dietro la cinepresa. Produce due documentari e, non serve dirlo, entrambi riescono ad arrivare ad un festival.

Il primo, Saturday Night, nasce come cortometraggio che descrive la settimana di produzione del celebre programma statunitense. Ma Franco non si trattiene e trasforma il tutto in un prodotto complesso, tanto da riuscire a partecipare all’Hamptons International Film Festival.
Il secondo invece arriva direttamente al Sundance: un progetto multimediale che vede l’unione di video e arte, Three’s Company The Drama. La critica non impazzisce ma è pur vero che non è da tutti arrivare al festival di Park City.

Poteva mancare un lato spiccatamente artistico? Ovviamente no. Studioso di arte quando frequentava la California State Summer School for the Arts, decide di dedicarsi anche alla pittura. E siccome lui è lui, ecco che arrivano subito due vernissage. Il primo è alla Glü Gallery, nel 2006, a Los Angeles. Poi la svolta: nel 2011 la sua esposizione europea nientepopodimenoche a Berlino, al Peres Projects.

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A suo dire, potersi esprimere attraverso l’arte gli permette di essere davvero se stesso: “In un normale film narrativo commerciale, sto giocando un personaggio al fine di sostenere il mondo immaginario di quel film. Sto agendo in modo tale che la gente finisca per credere in quello che vede, giusto? E se mi comporto in un modo che richiama l’attenzione sul fatto che io sono un artista in un film commerciale, la gente si soffermerà solo sulla mia pessima recitazione, o sulla mia interpretazione del personaggio… In questo contesto, nel contesto dell’arte, posso agire in tutti i modi. Posso agire male, posso comportarmi come uno sciocco, posso attirare l’attenzione non su di me ma sullo spettacolo…”. Touché James, touché.

Ultima parentesi, il James Franco scrittore. Quello che nel 2010 pubblica la raccolta chiamata Palo Alto: Stories by Franco(nel caso qualcuno si stesse chiedendo se quel nome sulla copertina sia proprio il suo). La storia: un cliché, una specie di Decameron versione America. In Italia è uscito con il titolo In stato di ebbrezza, edito da Minimum Fax ed è stato definito un “talento destinato a durare”. Ovviamente.

“Scrivere mi aiuta persino quando recito. In fondo il principio è lo stesso: partire da se stessi e puntare al cuore di tutti”. Ovviamente. E due.

Testimonial di Gucci by Gucci nel 2009 è stato inserito nella classifica degli uomini più sexy viventi e a chi ha cercato di appannare la sua fama insinuando che fosse gay ha risposto: “Fate tutte le battute che volete sul fatto che io sia gay, perché per me non sono insulti. Non importa se le persone pensano che io sia gay, non sarebbe un male, se fosse così”. Messaggio ricevuto.

Sì, James Franco è come il prezzemolo. Può piacere o non piacere. Può decorare i piatti, dare sapore, essere solo un’espressione artistica dello chef oppure infastidire perché finisce proprio lì, tra i due incisivi superiori durante un pranzo importante. È come il prezzemolo. E un po’ come Re Mida, avido di successi, per lo meno sulla carta. Perché le critiche non mancano e, anche se lui se ne frega e va avanti, non sarebbe il primo a bruciarsi per la troppa voglia di fare tutto.

In ogni caso, è senza dubbio il trentacinquenne più ambito sulla piazza. Solo per donne davvero multi-tasking.

Ilaria Bortot