Cinema

James Franco e Luca Zingaretti fuori concorso

Giorgio Raulli
6 settembre 2014

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La penultima giornata del Festival è stata aperta da James Franco, che ha ricevuto il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker 2014, un riconoscimento che viene dedicato a chi si è distinto in modo particolarmente originale nel cinema contemporaneo: effettivamente la star americana si è dimostrata molto versatile muovendosi abilmente tra la recitazione a teatro e sul grande schermo, tra regia, sceneggiatura, produzione, televisione e molto altro ancora. Dopo la consegna del premio, Franco ha presentato, Fuori Concorso, il suo nuovo film L’Urlo e la Furia, scritto, diretto e interpretato da lui. Siamo nel Mississippi all’inizio del XX secolo, dove i Compson, una famiglia aristocratica del Sud, intraprendono un viaggio inevitabile verso la decadenza.

La storia è tratta dal romanzo L’urlo e il furore di ‎Faulkner, ma se nel libro i capitoli sono 4, James Franco ha messo in scena 3 punti di vista, lunghi 30 anni, dei figli maschi dei Compson, Benji Quentin e Jason, tutti in qualche modo uniti dall’unica sorella, Caddy. Gli intrecci e gli scontri tra i personaggi sono il cuore del film, in uno sfondo storico che il registra dimostra di saper gestire accuratamente; un po’ diverso è il discorso per la narrazione che è spesso appesantita da innumerevoli espedienti registici che non sempre aiutano la scorrevolezza della trama, tra flashback, uso di voci narranti e soggettive. Franco dimostra comunque di essere cresciuto molto come autore, scegliendo anche di trasporre un difficile classico della letteratura.

Ieri sono stati anche presentati gli ultimi due film in concorso nella sezione Venezia 71The Postman’s White Nights, del regista Andrei Konchalovsky, e Good Kill del neozelandese ‎Andrew Niccol (già regista di Lord of WarIn Timee sceneggiatore di The Terminal e The Truman Show). La prima pellicola è basata su storie vere e racconta di un villaggio russo sperduto i cui abitanti, che vivono in modo piuttosto primitivo, senza servizi sociali o governo, hanno contatto con il mondo esterno solo grazie al postino. Una donna, di cui il postino è innamorato, decide di andare a vivere in città, e l’uomo la segue, anche se dopo non molto ritornerà al villaggio senza un reale motivo. Interessante sapere che le persone coinvolte in queste vicende recitano la loro parte nel film.

Good Kill invece è la storia di Tommy Egan (Ethan Hawke), pilota di F16 in Iraq e in Afghanistan, che, tornato in patria, continua a partecipare a missioni nel sud-est asiatico come pilota a distanza di droni. Ancora una volta il cinema dimostra come i soldati si portino inevitabilmente dietro la guerra, anche quando tornano a casa, e in questo caso specifico di come essere “combattente a distanza” non sia meno pericoloso che essere in prima linea sul campo; le missioni del protagonista sono a dir poco crudeli, perché gran parte del lavoro consiste nel sorvegliare il bersaglio con la famiglia, mentre riposa, mentre gioca, mentre mangia, prima di eliminarlo definitivamente. Tutto diventa quasi un videogioco, pur restando atrocemente reale.

Fuori Concorso anche Perez, di Edoardo De Angelis, ambientato a Napoli: qui Perez (Luca Zingaretti), un avvocato d’ufficio, si troverà a dover affrontare il pericoloso amore di sua figlia per il figlio di un camorrista. Un noir che cavalca la tematica mafiosa, dando al suo protagonista la possibilità di sfogare violenza e rabbia repressa nel corso di una vita piuttosto mediocre. Per la sezione Orizzonti ‎sono stati presentati Kreditis limiti, primo lungometraggio della regista georgiana Salomé Alexi e Nabat, dell’azero Elchin Musaoglu.

Giorgio Raulli


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