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Leggere insieme

Jeremy Draws a Monster

Marina Petruzio
31 maggio 2015

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Jeremy Draws a Monster di Peter McCarty, pubblicato per Henry Holt Company NY, e mai tradotto in italiano, pone un quesito che merita grande attenzione: ma quando uno dei mostri che ci tengono compagnia, quelli disegnati giocando un pomeriggio di noia, si trasforma in un Mostro fastidioso… come fare a sbarazzarsene, come convincerlo a lasciarci?

Jeremy abita all’ultimo piano di una palazzina di tre.
Ha una bella casa con una stanza tutta per sé. É sempre così indaffarato in quella camera da non lasciarla mai, mai tempo per scendere a giocare a palla, per esempio, con i vicini!
Jeremy ama disegnare ed ha una matita un po’ magica, con la quale riesce a fare cose meravigliose, come quel giorno in cui ha deciso di disegnare un mostro. Ha cominciato dall’alto a tracciare le spalle del mostro, poi è sceso, giù giù dalla parte opposta, disegnando un piede a tre dita, non palmate ma quasi… insomma il piede di un mostro! Poi l’altro, facendo ghirigori con la sua penna e vestendo il mostro di una texture di fiori, foglie, spirali, tratteggi, disegnandogli un bel tre sul petto, proprio come quello che stava sul suo pullover: Jeremy e il mostro uguali, amici!
Poi un bel mostro, con corna e spine sulla coda, denti radi ma aguzzi… però così texturizzato e tutto blu ricordava una foresta di notte, ma nulla di spaventoso, si intende! Jeremy voleva solo un compagno di giochi.

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Quando si disegna non si può sapere che carattere avranno i nostri personaggi. Era annoiato Jeremy quando ha disegnato questo mostro? Arrabbiato? Chissà com’è e come non è, ma il mostro di Jeremy aveva un carattere veramente impossibile.
Non aveva salutato neppure Jeremy, non era ancora tutto completo quando cominciò a ringhiare tutta una serie di richieste che Jeremy dovette sudare per disegnare.
Il Mostro era affamato Arrrgh, voleva un panino, Jeremy gli disegnò un toast, urca! Al mostro il toast piacque tantissimo, ma non disse neppure grazie! Gli piacque così tanto da volere un tostapane. Poi non gli piaceva la tranquillità della camera di Jeremy, voleva uno stereo, una radio, poi una scacchiera perché gli piaceva giocare a scacchi, poi una televisione per vedersi una partita e anche un hot dog, un telefono, una fetta di torta, una poltrona comoda e…un cappello per uscire, mica poteva starsene lì seduto tutto il giorno! Che noia!
L’unico tempo conosciuto dal Mostro di Jeremy era l’imperativo categorico. L’unico verbo, voglio. Nè mai un per favore, nè mai un grazie, riconoscenza al suo creatore? Neppure una virgola. Insomma, un problema.
Ma chi lo vorrebbe un compagno di giochi così? Uno che quando poi rincasa nel bel mezzo della notte ti butta giù dal tuo letto per dormirci lui.
È così che il piccolo Jeremy, forse troppo piccolo o timido per scendere a giocare con gli altri bambini, comincia a pensare a come sbarazzarsi dell’incomodo, scorbutico, maleducato Mostro e finalmente una mattina…

Perfetto per tutti quelli che riescono ad esplicitare mille richieste, imperative, categoriche, la cui realizzazione deve, necessariamente, essere immediata. Che non conoscono toni gentili ed ignorano il grazie. E che non sono solo o necessariamente persone… piccole!
Una storia, raccontata da un bambino, che non prevede grandi scenografie. La pagina è bianca, la scena si svolge lì, lo spettatore è centrale, non ci sono adulti e di conseguenza non ci sono ansie adulte a porre dei limiti alla fantasia. La storia ha un ritmo iniziale quieto che va verso un crescendo di vitalità, tanto quanto le richieste del mostro si fanno più incalzanti, per tornare quieta nella notte e nella soluzione del problema.
Il linguaggio è semplice adatto anche per chi, finita la scuola, vorrà esercitarsi diversamente è più gioiosamente rispetto ai libro dei compiti!

Marina Petruzio

Jeremy Draws a Monster
di ed illustrato da Peter McCarty
Ed.: Henry Holt Andrea Company, LLC
Euro: 16,62
www.petermccarty.net
www.HenryHoltKids.com


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