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Fotografia

Jérôme Sessini. Moderno Dante nei gironi di un inferno sconosciuto

Alberto Pelucco
28 novembre 2012

Dimentichiamoci del Messico come terra buontempona e festaiola, quella dei sombreri, delle piramidi del Sole e della Luna di Teotihuacán, delle spiagge affacciate su acque cristalline. Questo suggestivo Paese latino perde tutta la sua allegria – legata agli stereotipi dell’immaginario collettivo – grazie all’acuta analisi di un fotografo dallo sguardo disincantato come il francese Jérôme Sessini.

Documenti che immortalano una realtà inedita, i cui protagonisti sono la droga, il degrado, la criminalità giovanile. Tale appunto è il desolante scenario che si trovano davanti tutti i giorni gli abitanti di città come Culiacán, Ciudad Juárez, Tijuana, quest’ultima tristemente famosa per il Muro al confine tra Messico e Stati Uniti. Quello stesso Muro che, assieme a quello di Berlino, lega il proprio nome alle vite di tutti coloro che, disperati, hanno tentato di valicarlo, nella speranza di un futuro migliore.

Le fotografie, esposte nella mostra “The Wrong Side – Living on the Mexican Border”, organizzata dalla Fondazione Forma dal 7 novembre al 2 dicembre 2012, colpiscono specialmente per le tonalità gelidamente cupe dei colori: grigio, nero, blu scuro regnano incontrastati, emblemi di una realtà abbandonata persino dai luminosi e caldi raggi del sole.
Corruzione, prostituzione, scene del crimine completano uno struggente spettacolo tragico, i cui attori sono giovani sicari, ventenni già sospettati di 6-7 omicidi; adolescenti, in cui l’amore materno è stato crudelmente rimpiazzato dalle cicatrici delle siringhe; poliziotti arrestati perché anch’essi sul libro paga delle gang, interessate solo ad aggiudicarsi il territorio foriero dei maggiori proventi in fatto di droga.

Di queste immagini sorprende la desolazione del paesaggio: molte foto ritraggono infatti quelle che dai film western abbiamo imparato a conoscere come “città-fantasma” (giustificata la domanda: “ma gli abitanti?”). Tra case diroccate, macchine crivellate di proiettili e interni di bordelli, uno, massimo due, sono i soggetti immortalati, quando ci sono; ciascuno di essi in un atteggiamento passivo, quasi di rassegnazione, eloquente riflesso del fallimento dei provvedimenti governativi attuati sinora. Per non parlare poi dell’espressività: sguardi spenti o pietrificati in una smorfia di dolore o disperazione, gli angoli della bocca costellano un volto ormai apatico per l’abuso di sostanze psicotrope.
Eppure proprio qui sta l’originalità dell’artista. Non gli è necessaria una posa, un sorriso, un raggio di luce, per scattare una fotografia che scaldi l’anima. Lo stesso risultato può essere garantito anche dall’assenza di tutti questi elementi. Il crudo realismo delle fotografie di Sessini, frutto di ben otto coraggiosi viaggi in Messico tra 2008 e 2011, documenta una realtà sconosciuta ai più, ricordando come ogni terra – alla pari di ogni persona, od ogni situazione – vada considerata da ogni angolazione, prima di essere compresa a fondo, per quanto triste essa possa apparire.
Anche se non è sempre detto che gli aspetti negativi debbano essere più numerosi dei positivi.

Alberto Pelucco

Jérôme Sessini- The Wrong Side-Living on the Mexican Border
Dove: Fondazione Forma per la Filosofia, Piazza Tito Lucrezio Caro, 1, 20136 Milano
Quando: dal 7 novembre al 2 dicembre 2012
Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 20, giovedì e venerdì dalle 10 alle 22, lunedì chiuso


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