Design

Juicy Salif: una storia di design

Davide Chiesa
1 luglio 2014

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Dietro ad un oggetto di design molte volte si nasconde una storia: romantica, spiritosa, oggettiva, alle volte non convenzionale, altre volte contradditoria.

Non sempre alle belle storie corrispondono begli oggetti e in qualche caso la storia non è precedente all’oggetto, ma si svolge successivamente alla progettazione.

E poi ci sono alcuni rarissimi casi in cui la storia dell’oggetto è precedente, successiva, totalizzante e quelli sono i casi in cui non si parla più di storia dell’oggetto, ma di storia del design.

Juicy Salif, comunemente chiamato “lo spremiagrumi di Starck”, è uno di questi oggetti: nato alla fine degli anni ’80, dalla riflessione di una sera a cena con amici in un ristorante di un’isola toscana, dove un già affermato Philippe Starck giocava con un antipasto di piccoli calamari, é stato subito proposto a Giulio Alessi per entrare a far parte della nuova produzione di oggetti iconici di Michael Graves, Aldo Rossi, Alessandro Mendini e Richard Sapper.

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Un oggetto che si è subito imposto sul gusto delle persone con una forza dirompente, è diventato un oggetto culto, uno status symbol, ha espresso un linguaggio nuovo, edonico, sorprendente, ha abbattuto la diffidenza verso la sua poca praticità e ha espresso la sua natura di oggetto emozionale.

Il resto, come si dice, è storia: pubblicato, fotografato in centinaia di versioni, esposto al MOMA di New York, riproposto in edizione limitata in quattro finiture e tuttora in produzione come uno dei pezzi di maggiore risalto del catalogo Alessi; recentemente è stata addirittura donata una delle nove copie della versione originale dello stampo per una raccolta fondi al museo MAXXI di Roma.

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Dopo 24 anni di storia Juicy Salif continua a raccontarcene una diversa, a mano a mano che il tempo passa, accompagnandoci come un vecchio amico all’interno delle diverse storie della nostra vita.

Davide Chiesa
www.davidechiesa.com