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Juve: 10 segreti per un quasi scudetto

Riccardo Signori
11 aprile 2016
Juventus-Chelsea

Claudio Marchisio

Un altro passo verso lo scudetto, sempre più meritato. Questa è la Juve: sempre più fortezza, sempre più dominatrice in Italia. Parlano i numeri: 21 vittorie e un pari su 22 partite, ovvero 64 punti. Mancano solo sei incontri, magari quattro per la certezza aritmetica.
Gli altri piagnucolano (Napoli, in questo sì, leader incontrastato), magari ci raccontano bel gioco ma poi si sciolgono (vedi Fiorentina) oppure possiedono il censo calcistico e niente di più: che dire altrimenti di Inter e Milan? La Juve, ogni volta a modo suo, ci mostra la prova di forza, che sia contro una provinciale come l’Empoli o nella riedizione svaporata dei grandi Milan-Juve. Chissà mai se avrà preso a prestito la formula dello spot pubblicitario di Marchisio: “Ogni giorno il tuo giorno migliore”. C’è uno scudetto che attende ed è difficile immaginare che la Signora lasci impazzare schizzi e ghiribizzi del pallone per strapparglielo. Il Napoli continua l’agguato, ma a sei punti di distanza e con un percorso a rischio di trappole, a cominciare dalla partita di sabato con l’Inter.
Dunque scudetto quasi cucito per la quinta volta, sequenza da record che meriterebbe l’inchino degli avversari e non i soliti sghignazzi italiani che inquinano ogni impresa. La Juve avrà pur avuto qualche aiuto arbitrale, come Napoli, Roma e le altre solite note, ma ha dimostrato forza, compattezza, solidità morale, sostanza , bravura, e mostrato qualche idea di campione.
Ed, allora, vediamo di farne una classifica di queste qualità: il decalogo dei segreti Juve. Anche le  avversarie hanno qualcuna di queste qualità, ma non tutte insieme. E tanto fa la differenza.

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Gigi Buffon

1) Dici Buffon e basta la parola. Ce n’è uno solo, nonostante il tempo che passa. Portiere e portierone. Decisivo nello spogliatoio e in campo. Son più le reti che ha salvato,  rispetto a qualche gol evitabile che ha incassato.
2) La solidità dell’assetto difensivo: gente abituata a sopportare le tempeste. Senza andare nel panico.
3) Per tutti vale la presenza di Barzagli: tranquillizza i compagni, addomestica gli avversari. Insostituibile.
4) L’inserimento di Khedira: decisivo per rendere più solido e sostanzioso un reparto che aveva perso giocatori importanti. E non c’è stato bisogno di attenderlo. Veni vidi vici.
5) La forza mentale, soprattutto ad inizio campionato quando lo scudetto sembrava cosa di altri. I grandi vecchi hanno tenuto unito lo spogliatoio e dato regole a tutti.
6) Il risveglio di Pogba nel momento in cui la squadra ha cominciato a faticare.
7) L’importanza di Marchisio, equilibratore del centrocampo e del gioco dei compagni.
8) La messa a punto di Dybala e Alex Sandro, come fossero due auto da corsa. Provate e riprovate a piccoli tratti, perfezionate nei box per poi lanciarle definitivamente. Ora sono due certezze.
9) La capacità di sfruttare alternativamente Dybala e Morata nei momenti felici: entrambi hanno passato (in questo periodo Dybala) situazioni di difficoltà. Ma la presenza dell’uno ha compensato i giri bassi dell’altro.
10) Onore al mister. Max Allegri non sarà un re della panchina, ma non spreca il materiale a disposizione. Sbaglia e cambia, studia e aggiorna il pensiero dietro a quel che suggerisce il pallone. Ha costruito una Juve  mentalmente muscolare, solida, che non si lascia mai prendere dal panico. Pronta alla battaglia, difficile alla resa.

Tutto facile a raccontarsi, molto più complicato mettere in opera. Ed ora solo uno tsunami potrebbe abbattere la fortezza.

 


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