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La Juve più grande? Vince ancora Platini

Riccardo Signori
23 maggio 2016

Michel Platini

Un altro record per la Juve (doppietta per due anni di fila) e qui finisce la storia della stagione italiana del calcio di serie A. Ora toccherà all’Italia di Conte, e se saran rose ci saranno tante spine. La finale di coppa Italia ha dimostrato che la squadra bianconera è più forte in tutto, anche nell’acchiappare le strizzate d’occhio della buona sorte, come ha dimostrato la partita: il Milan ha fatto gioco, la Signora ha mandato in campo Morata e fu subito gol. Può capitare a Totti e Spalletti, ma pure ad Allegri e ai suoi campioni.

 Assegniamo pure l’oscar dell’allenatore fortunato (nel caso specifico) a Max Allegri, ma a quale Juve assegnare l’oscar della più grande di sempre?

Fatti, vittorie e record potrebbero parlare da soli: questi cinque anni sono stati una grandinata di emozioni e successi. Ma, giusto per fare subito una distinzione, le altre Juve si sono avvalse di campioni indimenticabili, giocatori più grandi sul campo se non nel resoconto numerico di vittorie e punti in classifica. Anche gli avversari erano più sostanziosi e meno arrendevoli. Questa Juve ha rifiliato distacchi abissali alle altre: quasi 100 punti in più di Napoli e Roma. L’era inaugurata da Andrea Agnelli ha raccolto ben dieci trofei, Conte e Allegri si sono divisi il merito: cinque a testa. Ma nessuna vittoria in Europa. E qui sta il punto debole, che poi ha tracciato molta storia bianconera. La finale di Champions, giocata l’anno passato, aggiunge rimpianto più che glorificazione.

 La Juve del quinquennio ha alternato eccellenti giocatori (Pirlo, Tevez, Buffon) a grandi speranze (Pogba, Dybala, Morata), ha tenuto botta con giocatori dal rendimento garantito (Vidal e Barzagli, Chiellini  e Marchisio). Tanto per togliere ogni dubbio, va detto che solo Buffon, forse Tevez, non sempre Pirlo, reggono il confronto con i top dele altre grandi stagioni juventine.

 La Juve dell’altro quinquennio vincente (1930-1935) fece conto su un parco giocatori niente male: Combi e Rosetta, Luisito Monti e Mumo Orsi, Giovanni Ferrari, senza dimenticare Renato Cesarini e nell’ultimo anno Felice Borel, detto “farfallino”, una sorta di mitraglia calcistica: 28 partite 29 gol. Vista così, quella Juve è stata più forte negli uomini di punta, nei giocatori top. Poi le epoche diverse impediscono la eale vsalutazione sull’eficacia del gioco e sulla valutazione dei risultati.

Alex Del Piero

Alex Del Piero

 Non fu altrettanto devastante nei numeri la Juve di Boniperti, Charles e Sivori, quella del decimo scudetto (1958)che valse la stella e aprì un altro ciclo. Ma quel trio avrebbe fatto grande qualunque squadra, molto più grande anche quest’ultima. Lo scudetto 1960 dipinse la più grande stagione di Omar Sivori, 28 reti sulle 92 totali della squadra.

Passando per le formazioni che videro in Altafini e Causio, Capello e Haller, Anastasi e Bettega i loro campioni ci avviciniamo a quelle che si giocano l’oscar della più grande. La squadra di Platini e Boniek, Cabrini, Scirea e Gentile, Tardelli, Bonini e Paolo Rossi è la naturale continuazione di quella cominciata con Zoff e Bettega, Liam Brady e Furino, Virdis, Laudrup e Brio che vinse il ventesimo scudetto. L’insieme di queste due formazioni, che hanno lasciato il segno negli anni ottanta, rappresenta forse una miscela di qualità, efficacia e spettacolo. Non a caso molti dei suoi giocatori sono diventati campioni del mondo, con corollario di scudetti, coppe e records.

Infine come non giocarsela con le squadre di Del Piero e Zidane, di Deschamps, Baggio e Vialli, Peruzzi e Montero, Ferrara, Di Livio e Inzaghi? La Juve anni novanta ha forse regalato tocchi di magia inarrivabili dai piedi dei giocatori, raggruppato il meglio del talento puro. In dieci stagioni raggiunse cinque scudetti e quattro finali di Champions vincendone una, oltre alla coppa Intercontinentale e a una Supercoppa Uefa.

 Dunque a quale Juve l’oscar della più grande? Nel cuore dei tifosi forse la squadra di Del Piero. Nella storia dei numeri, probabilmente, quest’ultima che può arrivare perfino nella leggenda dei sei scudetti. Ma forse la Juve che partì con Zoff e Bettega e chiuse con Platini e Boniek, e la regia panchinara di Giovanni Trapattoni, oggi sarebbe più imbattibile di quest’ultima. E di sempre.


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