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Juve Special One, Inter da fallimento

Riccardo Signori
29 febbraio 2016
leonardo Bonucci

Leonardo Bonucci

La dirigenza dell’Inter ha scoperto di avere una squadra senza attributi. C’è voluto un po‘ di tempo, ma ci sono arrivati anche loro. Intanto il fallimento si è compiuto nella notte umida e tempestosa passata a Torino. Altra storia per la Juve che non ha ancora l’appeal per essere una regina d’Europa, ma è certamente la Special one d’Italia. Leggi: carattere, buona tecnica, difesa affidabile, sintesi calcistica nel cercare il risultato, qualche briciolo di fortuna, un modo di essere squadra in ogni situazione. E poi, di tanto in tanto, chiede il ruggito ai suoi leoni. Quello di nome, Leo Bonucci, ed altri di facciata calcistica. Appunto il Bonucci, che ha soggiogato l’Inter con un gol calcisticamente da oscar, crede perfino al triplete. Lo ha fatto intendere dopo aver schiaffeggiato l’Inter. Teoricamente tutto è ancora possibile, molto più credibile che la Juve vada a vincere campionato e coppa Italia, per la Champions c’è qualche problemino in più. Il 2-2 di partenza contro il Bayern, per esempio, chiama una grande impresa nella partita di ritorno.

Felipe Melo

Felipe Melo

Dici Juve e pensi scudetto, la prova di forza dimostrata in questi ultimi mesi è la rivincita sul pessimismo del tifo “un tanto al chilo”, ovvero: se vinci sei bravo e forte, se perdi ti prendi gli insulti e sei da scartare. Max Allegri potrebbe far lezione in tal senso, ha provato le stesse sensazioni a Milano e Torino. Invece questo campionato sta insegnando ad attendere, ad aver pazienza, a non farsi abbagliare dalle apparenze. Juve e Inter lo hanno spiegato sul campo. Tanto credibile la Signora quanto incredibile la squadra di  Roberto Mancini, figlia dei soliti errori difensivi, di un modo sconsiderato di giocar palla tra centrocampo e attacco: Maurito Icardi lasciato solo più che mai, tre centrocampisti incapaci di creare azioni di qualità e tenere in piedi una squadra. Se ci sono colpe chiare dei giocatori, mancano attributi, concentrazione e capacità tecnica, stavolta l’allenatore dovrà farsi carico delle proprie: la gestione delle discutibili scelte nel centrocampo è tutta sua, improponibile affidarsi a due tipi come Felipe Melo e Medel in contemporanea, il gioco del calcio ha esigenze che nessuno può contraddire, nemmeno lo sfrenato sperimentalismo manciniano. Felipe Melo è l’emblema di questa squadra: da gladiatore a pecorella smarrita. Non è mai stato un gran calciatore-tecnico ma almeno non gli mancavano gli attributi, per dirla con i dirigenti.

La sconfitta nerazzurra contro la Juve va oltre il semplice risultato. E’ l’attestazione del fallimento della stagione: non c’è gioco, non ci sono risultati, nessuno che abbia  mantenuto saldo il valore personale. Sono tutti peggiorati, a cominciare dall’allenatore. Nemmeno un furioso recupero, nel finale di stagione, potrà far dimenticare questi peccati. Alla sosta di Natale, l’Inter era in volo per stare in zona scudetto e la Juve per continuare il suo rabbioso e ruggente inseguimento. Dopo due mesi i bianconeri pensano perfino al Triplete e l’Inter è angosciata da un altro numero tre: gli unici tre successi rimediati in due mesi. Il 20 dicembre la gente di Mancini conduceva la classifica con tre punti in più della Juve, ora si trova a 13 punti di distacco: peggio di un abisso. Titanica.


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