Cinema

Kate Winslet diventa stilista

Giorgio Raulli
19 maggio 2016

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Basato sul romanzo di Rosalie Ham, The Dressmaker racconta la storia di un piccolissimo e remoto villaggio nel cuore dell’Australia degli anni ’50, e dei suoi abitanti, in particolare di Tilly Dunnage (Kate Winslet), che, dopo aver trascorso molti anni in Europa, torna nella sua città natale per accudire Molly (Judy Davis), la madre sola e malata; Tilly, quando aveva dieci anni, era stata allontanata a causa di false accuse di omicidio, e negli anni ha imparato il mestiere di stilista. La protagonista, che in un primo momento ha dalla sua solo il bel Teddy (Liam Hemsworth), si metterà a disposizione delle donne del posto, aiutandole a migliorarsi nell’aspetto e nello stile, ma vorrà anche cercare la verità sul suo passato e trovare vendetta dei torti subiti.

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La regista australiana Joselyn Moorhouse ci presenta un film molto atipico, ma non per questo nuovo: mette in scena la storia di una donna forte che, nonostante gli spigoli del suo carattere, cerca di (ri)costruire un rapporto con sua madre e si lascia pian piano conquistare da un amore; il film però cambia direzione in svariati punti, andando a toccare molti registri. Da un lato questa narrazione frizzante non può certo annoiare lo spettatore, ma dall’altro rischia seriamente di rendere l’intero lavoro un insieme di elementi poco legati tra loro.

Per certi aspetta ricorda altri film, come per esempio Chocolat nel suo avere al centro una donna misteriosa che stravolge le vite degli abitanti di un piccolo paesino col suo talento, o come molti lavori di Tim Burton, per le atmosfere da commedia nera e un coro di numerosi personaggi secondari, bizzarri e molto caratterizzati. The Dressmaker – Il diavolo è tornato (davvero fuorviante il sottotitolo italiano) accosta commedia e dramma senza mai riuscire a fonderli davvero insieme in una dramedy degna di questo nome: molti sono i pregi della pellicola, come alcuni momenti davvero divertenti (merito della bravura della Davis), i costumi, la regia classica, ma ci sono anche note stonate.

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Alcuni colpi di scena, o anche certe scelte fatte dai vari personaggi, non sono molto credibili, e finiscono per portare allo scoperto una sceneggiatura che perde spesso e volentieri il grande potenziale che aveva in partenza, come l’opportunità di fornire al pubblico una pennellata sulla società provincialotta australiana e sulla cattiveria gratuita di alcune persone alimentata dall’ignoranza. Favolistico e crudelmente drammatico per certi versi, dal punto di vista narrativo The Dressmaker sembra essere una tavolozza in cui colori diversi dello stesso quadro si mischiano senza trovare una giusta armonia. La pellicola è uscita nelle sale australiane lo scorso ottobre, mentre in Italia dal 28 aprile.


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