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Kobe Bryant, addio da re: l’ultima magia Nba

Riccardo Signori
14 aprile 2016
Kobe Bryant

Kobe Bryant

Lionel Messi è un piccoletto, Kobe Bryant un gigante.
Lo hanno dimostrato anche sul campo. E forse non è un caso del destino che, nella notte in cui l’argentino si è sfilato mestamente dal palcoscenico del calcio europeo, il fantastico Black Mamba del basket Nba abbia chiuso la sua storia sul parquet con una festa da urlo e una partita da sogno. Altra stoffa. Quando si parla di gradi campioni bisogna saper distinguere e capire fin dove riescono ad esserlo anche nei minimi particolari. Kobe se ne va con 5 titoli Nba, 18 convocazioni negli All Star game, gli ori olimpici con la nazionale Usa a Pechino e Londra, l’oro ai campionati americani 2007, oltre 33mila punti realizzati che lo pongono al terzo posto fra i marcatori Nba di sempre, recordman per le triple(12) in una partita, oltre 48mila minuti giocati, sempre fedele ad una sola squadra: i Los Angeles Lakers. Quella della fedeltà ad un’unica società era una prerogativa che tanto piaceva al calcio europeo, ma ce la siamo dimenticata.
Ed allora par giusto, par un segno deciso del destino che l’ultima festa, l’ultima partita abbiano ricalcato fedeltà e grandezza.  Il fantastico pubblico dello Staples center di Los Angeles si è goduto l’evento con il gusto di chi si congeda e ringrazia per tutto quanto ha ricevuto e non, invece, con l’amarezza del’addio.  Alcuni listelli del parquet sono stati cambiati per inserirne altri con il numero 8 e 24, i due numeri che hanno fatto storia sulla maglia di Kobe.“We want Kobe” è stato un grido di battaglia, colonna sonora dell’ultima recita.

Michael Jordan

Michael Jordan

Kobe Bryant ha fotografato la sua serata come forse nemmen immaginava potesse riuscirgli. Basta rivedere il finale di partita per rendere indimenticabile la notte: Kobe comincia con fatica, come se i 38 anni contassero di più. La mano all’inizio trema, poi torna ad essere micidiale. Comincia davvero lo show, le finte dimenticano l’età, torna giovane, una tripla lo porta a 40 punti: niente male. Poi sale oltre i 50 punti e sono 25 volte in carriera. Ma non si ferma. A trenta secondi dalla fine realizza il tiro del sorpasso agli Utah Jazz , la squadra avversaria che non aveva voglia di fare sconti, infine due tiri liberi per un totale di 60 punti tondi , tondi, ed è la sesta volta che gli riesce in tutta la carriera. Sarà anche l’ultima, ma che meraviglia!
I Lakers vincono 101-96, Kobe sente stringere il nodo alla gola. Dice: ”Difficile credere che fosse l’ultima volta. Yes, Mamba out”. Abdul Jabbar, Karl Malone, Michael Jordan, sembrano tutti lì a guardare il grande addio. Loro più grandi o, forse, soltanto ingombranti nel ricordo del mondo Nba. Tutti a sgomitare del podio sotto il più grande, che resta Michael Jordan.
Kobe è partito dall’Italia dove il padre giocava tra Reggio Emilia, Pistoia e Reggio Calabria, ed è approdato sull’Olimpo. Il contratto da 25 milioni, firmato nel 2013,  è stata la buona uscita degna di un campione. I 60 punti dell’ultima firma a canestro il segno del campione.


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