Postcards

Kuala Lumpur, microcosmo asiatico

Carla Diamanti
14 gennaio 2016

Postcard Kuala Lumpur

La Malesia la sogni per il Borneo, per le foreste pluviali, per la penisola di Malacca, per Sandokan e le Tigri di Mompracem. O per il mare color turchese.

Forse non per Kuala Lumpur, dove arrivi pensando di fare uno scalo e di dare uno sguardo in giro finché le tue lancette biologiche non si rimettono in sesto. E, visto che ci sei, approfitti anche per fare un salto al suo simbolo, le PETRONAS Twin Towers. Qui ti aspetta già la prima sorpresa. Perché tu che viaggi per passione ma anche per lavoro non riesci mai a fare una cosa senza l’altra e quindi ovunque tu vada ti piace ascoltare, curiosare e scoprire. Così scopri che le due torri gemelle, quelle che tutto il mondo conosce grazie a James Bond, sono un capolavoro di architettura coniugata alla filosofia. Per capirlo bisognerebbe sezionarle, oppure seguire con attenzione il filmato in tre dimensioni proiettato prima della visita. Scopri così che all’interno (la loro sezione, appunto) hanno la forma di una stella a otto punte. È formata dall’incastro di due quadrati: basta osservare attentamente la sezione per vederli. Improvvisamente un déjà-vu. Ti tornano alla mente maioliche marocchine, cornici che ornano i portali delle moschee iraniane, fili di seta o di lana intrecciati. Qual è l’affascinante nesso? Quella è la stella islamica e sintetizza l’essenza della perfezione divina perché le punte dei due quadrati corrispondono rispettivamente ai quattro punti cardinali e ai quattro elementi naturali. Incrociandosi nella stella riproducono l’equilibrio delle forze e, in questo caso, trasformano una visita in un viaggio architettonico e nello stesso tempo introspettivo.

Mentre la capsula d’acciaio mi proietta al 41esimo piano, dove percorrerò lo Skybridge camminando fra le nuvole, comincio a ricredermi. Questa città mi sorprende e sono sicura che varrà la pena di essere visitata. Cambio i miei programmi e ricomincerò da capo. Magari proprio dal luogo in cui Kuala Lumpur è nata: il ponte di Leboh Pasar Besar, vero e proprio crocevia di culture. Ci sono passati inglesi, indiani, cinesi e malesi e ci passerò anche io, affacciandomi per guardare in basso dove tanto tempo fa sorse il villaggio che divenne la “città sul fiume fangoso”, in bahasa malaysia Kuala Lumpur, appunto. E poi? Proseguirò attraverso i colori di Little India, esplorerò i quartieri coloniali, andrò a degustare una tazza di oolong nelle minuscole sale da tè del quartiere cinese guardando le file di chi invece viene a farsi leggere la mano dagli indovini. Poi assaggerò gli spiedini di frutta fresca venduti lungo la strada, volerò sulla monorotaia per sfrecciare fra i grattacieli, mi perderò fra le vetrine scintillanti dei lussuosissimi centri commerciali e tra le bancarelle di Jalan Petaling, stipate di borse, portafogli, valigie, cinture, scarpe e orologi. Cercherò di contare le farfalle nel Butterfly Park, entrerò in un tempio e poi di sera mi godrò il caos lungo i marciapiedi di Changkat Bukit Bintang, dove folle di giovani fanno la coda per entrare nei locali alla moda. Poi alzerò lo sguardo e le vedrò di nuovo oltre la scia rossa delle auto e dei taxi che corrono senza sosta: di sera, illuminate, le PETRONAS sono ancora più belle.


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