Letteratura

Kundera e l’insignificanza

Maria Stella Gariboldi
15 dicembre 2013

festa

Milan Kundera pubblica il suo nuovo romanzo “La festa dell’insignificanza”, e mette tutti in difficoltà con le definizioni. Parlare di “romanzo” è già un problema, con un autore che ha fatto della sua prosa eterogenea, misto di narrativa e saggistica, fantasia e storia e filosofia la propria firma personale.

Una prosa che ritorna dopo quattro anni di latitanza (Un incontro, l’opera precedente, è del 2009) e a due anni dal riconoscimento ufficiale con cui lo scrittore ceco è stato assunto nell’empireo letterario della Pléiade francese.

La festa dell’insignificanza, tuttavia, viene pubblicato in anteprima mondiale dall’italiana Adelphi, che precede l’edizione Gallimard prevista per il 2014. Un romanzo arioso e frammentato in brevi capitoletti di riflessioni, discorsi, illuminazioni e immaginazioni; e ancora, aneddoti sulla storia contemporanea – in primis sull’URSS e i suoi protagonisti.

kundera

I personaggi – un gruppo di conoscenti parigini – vorticano immersi nelle loro speculazioni. Pensieri sulle madri, sulla nascita e la morte, sull’amore e la conquista: argomenti che Kundera sa prendere con il suo stile inconfondibile, facendo di qualcosa di universale un discorso particolarissimo. E programmaticamente derisorio. Lo scrittore che non sa adeguarsi all’“epoca postbeffarda” reagisce con la forza dello scherzo, scoprendo il valore dell’insignificanza. Una risposta canzonatoria, in cui nulla viene preso sul serio, tranne forse gli elementi ordinari. Tra tutti gli attributi fisici della femminilità, Alain trova affascinante la banalità dell’ombelico; e un insospettabile Stalin dal cuore tenero rinomina la città di Kant in omaggio al buffo Kalinin, come ricompensa delle risate suscitate dai suoi problemi di prostata.

Per i lettori che faticano a misurarsi con l’ironia e le provocazioni di Kundera, La festa dell’insignificanza comporterà uno sforzo ulteriore – afferrare il significato dell’insignificanza non è semplice, e l’autore non sembra preoccuparsi troppo di essere capito. Per chi lo ama nonostante tutto, un libro che non si situa al livello dei risultati migliori, ma regala comunque quelle riflessioni visionarie che Kundera sa sempre creare.

Maria Stella Gariboldi

“La festa dell’insignificanza”, di Milan Kundera, traduzione di Massimo Rizzante, Adelphi, pp. 126.


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