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Il mio punto di vista

L.A. mon amour!

staff
5 settembre 2012

La prima volta che sono atterrata a Los Angeles è stato parecchi anni fa, ma ricordo come se fosse ieri quella sensazione tutta particolare che lei, lei sola, è stata capace di regalarmi. In quell’istante ho capito che sarebbe stata la mia città adottiva.
Per molte persone all’interno degli Stati Uniti le città del cuore sono Boston, New York e San Francisco; Los Angeles è sempre considerata con un occhio di scarso riguardo in quanto non è una città vera e propria – non come la intendiamo noi europei – e nemmeno un insieme di grandi rioni divisi per etnia, come nel caso di New York. In realtà, infatti, L.A. è formata da un insieme di cittadine diverse, alcune anche giuridicamente distinte dalle altre.

Per me questo luogo unico al mondo da sempre rappresenta il simbolo più evidente di quella che è l’America con la A maiuscola: l’America intesa come libertà, trasgressione, diversità, opportunità e illusione.
Così, dopo diversi anni dalla mia ultima visita ho deciso di ritornare in questa megalopoli che, a differenza di tante altre, rimane immutabile nella sua opulenza, nella sua eccentricità e nella sua originalità.

I quartieri che conoscevo e di cui mi sono innamorata sono rimasti gli stessi. Al di là di Bal Air, che rappresenta il luogo più amato dalle star hollywoodiane, la località più cool è di certo Santa Monica, la mia preferita. Qui ho soggiornato al noto Shutters on the beach, albergo super glam e sempre molto apprezzato anche dai locals che durante i week-end vengono a fare colazione nel suo specialissimo ristorante che si affaccia direttamente sulla spiaggia. Esatto, proprio quel celebre tratto di costa che con i suoi tramonti mozzafiato ha saputo incantare il mondo, soprattutto sul grande e sul piccolo schermo grazie alla famosa serie di Baywatch. Infatti, quando nella finzione cinematografica si allude alle splendide spiagge di Malibu, la realtà porta i cineasti a girare i loro film sulla mitica spiaggia che collega Santa Monica a Venice.

E’ in effetti questo un “circo” a cielo aperto dove ogni mattina si allenano splendidi giovani e altrettanto fisicate ragazze in volteggi acrobatici ed entusiasmanti coreografie. E mentre da neofita americana pedalavo orgogliosa con mia figlia Rosyana al seguito, chiacchierando con lei del più e del meno, sono incappata nel madornale errore di riferirmi a Los Angeles come alla capitale della California; una voce italianissima dall’altra parte della pista mi ha risposto gentilmente che la capitale della California è, in realtà, Sacramento.

Il bello di Los Angeles è proprio questo: anche in questo melting pot di etnie, di lingue e tradizioni, nonchè di quartieri talmente grandi da diventare cittadine, si ha la possibilità di sentirsi a casa. La gentilezza, la proverbiale apertura degli abitanti di questa parte degli Stati Uniti è veramente reale. Los Angeles è un’identità non ben definita che ti avvolge e ti permette di ritrovare tutto ciò che tu desideri realmente trovare.

La strada più trendy è la Robertson, l’ideale per fermarsi a pranzo o a cena in uno dei ristoranti alla moda che la costellano – “Ivy”, “Sur” (ristorante argentino d’atmosfera), “Fogo de chao” (ristorante brasiliano molto semplice ma di altissimo livello per gli amanti della carne) –, oppure fermarsi a curiosare tra gli abiti vintage con cui le star di Hollywood hanno varcato il tappeto rosso del famoso Kodak Theatre (vi consiglio Les Habitudes al 101-109 N. Robertson Blvd). Sempre sulla Robertson, uno dei luoghi shopping da non perdere è sicuramente l’esclusivo palazzetto di Louboutin, che rischia tuttavia di intimorire un po’, dato che richiede una particolare procedura d’accesso che scoraggia i meno intenzionati all’acquisto.

Rodeo Drive, invece, è ormai un enclave italiana, un quadrilatero della moda milanese trasferito: ed ecco la mia splendida Milano ancora una volta protagonista, con i nostri meravigliosi negozi, con il nostro genio creativo e la nostra passione. Ci ritroviamo e ci risentiamo a casa a due passi dal mitico Beverly Wilshire, in cui qualche decennio fa una splendida Julia Roberts solcava ancheggiando la mega hall sulle note di Pretty Woman.

Proprio qui, a Rodeo Drive, il 14 agosto, giorno del mio compleanno, sono stata a colazione al mitico 208, proprio in cima alla celebre scalinata. Qui mia figlia ha potuto incontrare il suo mito del momento: Selena Gomez, protagonista del maghi di Weverly e attualmente ospite alla Biennale di Venezia.

Sempre qui, nella splendida spa del Beverly Wilshire, ho potuto godere di una seduta di personal training con un’amica molto particolare. Infine, proprio qui, nel nuovo splendido lounge bar, ho fatto il primo brindisi ai miei gloriosi 51, inserita in una comitiva d’eccezione.

Serata culminata in una mega cena molto hollywoodiana nel ristorante “Boa”, che attualmente si contende con “O” il titolo di ristorante più cool del momento. Ho fatto il mio ingresso sotto i flash dei fotografi sperimentando il brivido di un compleanno veramente speciale. Possiamo proprio dire: da red carpet.

Gabriella Magnoni Dompé