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Arte

“L’ ombra del Divino nell’arte contemporanea”: una battaglia culturale di Vittorio Sgarbi

staff
3 marzo 2012

Nel panorama dell’arte religiosa occidentale contemporanea, ad offrirsi come fondamento di una rinnovata estetica cattolica, è un’esperienza sfuggevole ed umbratile. Gli artisti moderni sono divisi fra quanti aderiscono ad una prospettiva atea postmoderna, disinteressata pertanto alla poiesi religiosa, e coloro che permangono legati accademicamente ad una tradizione iconografica ormai sterile, incapace di suscitare una rinascita spirituale realmente psicagogica.
Fra queste due prospettive prevalenti vi è tuttavia una terza strada, meno battuta ma aperta a scenari costruttivi: è la via di cui Vittorio Sgarbi si fa sostenitore nel suo nuovo libro, “L’ombra del Divino nell’arte contemporanea”. Tale angolazione suggerisce la possibilità di promuovere un’arte religiosa adeguata allo Zeitgeist moderno ed alla peculiare sensibilità individuale di ogni artista attualizzando la tradizione senza snaturarla. É così che, prendendo le mosse dalla “Teologia della liturgia” di Benedetto XVI, Sgarbi indaga il rapporto tra arte sacra e fede nella contemporaneità, individuando nella natura creativa e simbolica dell’arte una tensione verso l’infinito e l’assoluto garantita dal fatto che “L’artista è Dio in quanto manifesta la divinità immanente, la divinità che cammina per strada.”
L’arte contemporanea deve dimostrarsi all’altezza di una sfida epocale: l’adeguamento dell’arte astratta non descrittiva alla tradizione religiosa ed all’armonia richieste per l’inveramento di una teofania estetica capace di diffondere nella “città dell’uomo” di agostiniana memoria tracce luminose della “città di Dio”.
All’artista contemporaneo votato alla spiritualità spetta allora un compito stimolante: percorrere sentieri paralleli a quelli delle esperienze artistiche maggioritarie nella consapevolezza di poter riaffermare la tensione religiosa soltanto in un’armonica conciliazione rispetto alla produzione tradizionale, in un superamento all’ombra di essa che non stravolga l’equilibrio richiesto dalla religiosità.
Questa visione è tanto più valida quanto riferita alla dimensione estetica propria degli spazi religiosi adibiti al culto: le domus Ecclesiae richiedono infatti una sensibilità particolare nell’edificazione di nuovi edifici come nel restauro e nell’attualizzazione di quelli danneggiati. Il Pontefice ha in questo senso espresso degli indirizzi culturali precisi a cui attenersi al fine di non fare scempio, come purtroppo spesso è avvenuto, di ambienti che nel fornire lo spunto per un interrogarsi davanti al visibile spingono l’uomo a compiere un cammino di ascesi. É in tale prospettiva che il volume procede con la sezione intitolata “Artisti per Noto e altrove” per poi concludersi con una serie di contributi tesi ad arricchire, tramite l’apporto di realtà concrete esemplificative, la sezione teorica elaborata da Vittorio Sgarbi. La ricostruzione e decorazione della Cattedrale di Noto, devastata dal crollo del 1996, rappresenta così un’occasione per tornare a parlare di arte sacra in un’epoca che sembra aver abdicato allo sguardo ammirato verso il cielo.

Luca Siniscalco


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