Cinema

“La 25a ora” (2002) di Spike Lee

staff
13 luglio 2012

Black screen, si sentono dei latrati e dei guaiti.  Notte fonda, ponte di Brooklyn, un’auto sfreccia a grande velocità. Lo spacciatore Montgomery “Monty” Brogan (Edward Norton) e il suo sidekick Kostja sono in ritardo per un appuntamento. Monty si ferma a soccorrere un cane ferito per strada, Kostja dice di lasciarlo lì, ma alla  fine il cane viene portato da Monty al pronto soccorso veterinario. 
Luci che corrono fino in cielo, confuse inquadrature di una città dormiente fanno da sfondo ai titoli di testa; la città é New York e i potenti fasci luminosi sono i fari installati in memoria del World Trade Center a Ground Zero.
 Tratto dall’omonimo romanzo di David Benioff, e sceneggiato dall’autore stesso per la regia di uno stupendo Spike Lee, “La 25a ora” è un film potente sulla crisi di un uomo e di una città e uno dei pochi casi in cui libro e pellicola sono in armonia e non in conflitto.
 Il film racconta le ultime ventiquattro ore di uno spacciatore, interpretato da un magistrale Edward Norton, prima di scontare sette anni nel carcere di Otisville; la venticinquesima ora del titolo è quella del sogno, il momento dove realtà e fantasia convergono, e ciò che è reale e ciò che non lo è viaggiano su un confine labile. Ma adesso basta spoiler.
 Si potrebbe pensare che  il film sia basato sulla crisi morale del colpevole di quello che viene definito come “un crimine senza vittime”, e in parte lo è. Ma è anche e soprattutto un’allegoria sulla società contemporanea statunitense: sebbene i riferimenti siano pochi, durante tutto il film l’aria ristagna delle polveri residue del crollo delle Twin towers. Montgomery è una figura enigmatica: spacciatore dallo stile di vita borghese, con lo stessa attitudine e comportamento di un impiegato di alto livello. Iconici polisemici sono anche le due figure dei suoi migliori amici: un broker di Wall Street (Barry Pepper), volto della cupidigia pecuniaria, yuppie di gusto squisitamente anni ’80/’90, che per look e attitudini ricorda una versione wannabe del Gordon Gekko di Michael Douglas  dall’accattivante nome di Frank Slaughtery (slaughter in inglese vuol dire massacro), e un professore di letteratura fallito e frustrato (Phillip Seymour Hoffman) in preda ad una nabokoviana attrazione per una delle sue studentesse più ammiccanti (Anna Paquin).
“La 25a ora” vede Spike Lee al suo meglio, capace di scene cult di grande perizia, tra le quali spicca, grazie anche al genio recitativo di Norton, il monologo dello specchio, un lento climax ascendente di odio che si estende sempre di più fino a fagocitare, in una esplosione di volti, luci e luoghi, l’intera città e il mondo che la contiene per poi implodere e tornare allo stesso Monty.

 

Giustino De Blasio


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