Leggere insieme

La Balena della tempesta

Marina Petruzio
7 giugno 2015

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Con La balena della tempesta, da poco nelle librerie italiane per EDT Giralangolo, primo albo di cui è scrittore ed illustratore, Benji Davis, che è anche regista di film di animazione, video musicali e spot pubblicitari, si aggiudica l’Oscar’s First Book Prize e si candida al Booktrust’s Best Book Awards.
A volte un piccolo evento inaspettato può portare a riflettere sulle abitudini quotidiane, su quella routine che é così e basta, perché così vanno le cose.
Nico porta uno strano cappello per essere il figlio di un pescatore, non lo toglie mai, lo indossa anche sotto il pesante cappello della cerata gialla, quella che ha uguale al papà.
Il suo berretto non ricorda quello tipico dei pescatori, al contrario sembra una di quelle cuffie che al nord vengono donate ai nuovi nati per salutarli ed augurare loro buona fortuna, felicità, se non fosse per il colore scuro.
Un porta fortuna o qualcosa da cui non separarsi mai, che infonde coraggio, che offre sicurezza. Qualcosa di cui forse Nico ha bisogno per affrontare le sue giornate, da quando il papà lo lascia la mattina presto per uscire con la sua barca da pesca per una lunga giornata di lavoro. Una lunga giornata da solo, per Nico, in compagnia di sei gatti assortiti e dei giochi, veri e propri regali, che il mare lascia per lui sulla spiaggia davanti a casa.
Un mare in tempesta, alte onde che si incrociano, un cielo grigio senza fine dove il vento, forte, cancella i contorni delle nubi.
Il mare é cupo, di un blu che graffianti scarabocchi neri aiutano a scurirsi. Le gocce sono fitte, grosse, lanciate da così in alto son pesanti.
Il tempo di una notte, lo spazio sospeso del girar pagina: esterno. Giorno.
Due gabbiani rubano una sardina stesa ad essiccare e fuggono rincorrendosi, ridendo a modo loro. Si possono sentire se si é disposti ad ascoltare. Come si può sentire il mare ormai quieto lambire la costa, bagnare la sabbia.

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Un omone muscoloso e possente, un pescatore, un papà guarda fisso l’orizzonte dal terrazzo di casa, il suo occhio é un puntino piccolo nel viso barbuto, ma di un nero cosí vivo che ci costringe a rimanere lì, l’attenzione su di lui, ad aspettare…che la girandola si muova toccata dal vento, che si alzi un po’ di sabbia, che si apra una finestra, sbatta una porta, che succeda insomma qualcosa, anche solo che la palpebra si abbassi ad interrompere quel solitario flusso di pensieri, quella malinconia così densa, quel tutto immobile e rarefatto.
La girandola nella sabbia, il festone di bandierine colorate, una piccola bicicletta, tre vasi con altrettante pianti e ora dimenticate, il gioco di Nico sulla spiaggia con i regali del mare. Qualcuno in un tempo non lontano ha lasciato in quel villaggio sghembo di pescatori, in quella casa di legno scura sul mare i segni della sua cura.
Ordine e pulizia, begli oggetti e gesti consueti ci accolgono all’interno, girando pagina, come quel riporre quotidiano i cucchiai di legno nel vaso di vetro sul davanzale davanti all’acquaio.
Anche oggi Nico fa colazione con latte e cereali perché così è e così sarà.
In anticamera il papà pescatore raccoglie la sua cerata preparandosi a partire per una giornata in mare. Nico, seduto al tavolo in cucina, fa colazione. Il loro indissolubile e mai dichiarato amore nella rassegnazione del destino in quella diagonale invisibile che va da occhio ad occhio, da puntino nero a puntino nero.
Nico è dentro, nella sua casa, cuscini morbidi tende verdi disegnate, i suoi sei gatti sempre con lui, una grande finestra dove guardare un papà mai presente che si allontana. Nico dentro, il papà fuori, verso il mare.
Questa sensazione di solitudine ci accompagna nella fissità dell’immagine per qualche pagina, poi la scena si allontana: Nico è un piccolo individuo in quel paesaggio di mare, quando il faro in lontananza sembra gettare un fascio di luce prima su di lui e poi in altra direzione. L’occhio corre, qualcosa sta per succedere, ecco l’evento che completerà il racconto! Si crea un triangolo immaginario: al centro il faro, in un angolo Nico, un punto nero netto, la sua cuffia, e laggiù correndo sulla diagonale sulla spiaggia con Nico…una balena spiaggiata!
Nico si attiva, il racconto prende vigore, dalla malinconia si passa al mettere in atto strategie di cura, affetto, desiderio di condivisione, di un’amica, il bisogno di parlare, raccontare, raccontarsi…
Un albo che parla di sentimenti con un testo semplice e ben strutturato, attraverso illustrazioni ancor più esplicite, di un turbinio di sentimenti, di nostalgia e di abbandono, di quella solitudine che si espande dentro e ti fa sentire piccolo innanzi al mondo. Ma anche di gioia e di scoperta, e quel che é più importante di riscoperta di un padre e di un bambino che, come due fari gialli in mezzo al mare, possono affrontare, insieme, qualsiasi uragano.

Marina Petruzio

La balena della tempesta
di ed illustrato da Benji Davies
Traduzione: Anselmo Roveda
Collana: Picture Book
Ed.: Giralangolo EDT
Euro: 13,50.
Età di lettura: per tutti


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