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Cinema

La Bella Malefica nel bosco

Giorgio Raulli
30 maggio 2014

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La sceneggiatrice Linda Woolverton, che ha alle spalle moltissimi successi disneyani quali Mulan, Il Re Leone o La Bella e La Bestia, si è occupata anche di Maleficent: Malefica (Angelina Jolie) è una bellissima e giovane fata che col tempo diventa protettrice della Brughiera, reame boscoso e pacifico popolato da creature fantastiche. Ma ben presto Malefica resta coinvolta nelle sordide trame di potere del regno confinante e, in seguito a un duro tradimento, le sue intenzioni cambieranno radicalmente. Dopo aver salvato la vita a un corvo (Sam Riley), la fata si vendicherà sulla piccola Aurora (che una volta cresciuta avrà il volto di Elle Fanning), figlia di re Stefano, (Sharlto Copley) maledicendola e costringendo il padre ad affidarla alle tre fate Giuggiola (Imelda Staunton), Fiorina (Lesley Manville) e Verdelia (Juno Temple).

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Diretto dall’esordiente Robert Stromberg, già scenografo pluripremiato, il film ha dichiaratamente come punto di riferimento non tanto le fiabe di Perrault e dei Grimm, quanto il classico Disney del 1959: il personaggio di Malefica, infatti, è stato una creazione nata esclusivamente dalla penna del disegnatore Marc Davis, una cattiva costruita ad hoc per il lungometraggio di ormai 55 anni fa.

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Se questo Maleficent è stato fortemente atteso, non è solo merito della grande operazione di marketing portata avanti dalla Disney avvalendosi degli accattivanti trailer, ma anche perchè la pellicola prometteva un filtro dark – tanto di moda nel cinema contemporaneo – su una protagonista da sempre molto amata, considerata tra i più grandi cattivi della storia del cinema.

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Purtroppo però il grosso problema di Maleficent è la sceneggiatura: se da un lato è comprensibile e apprezzabile la sferzata femminista che la Disney vuole attribuire ad una nuova generazione di film, come è stato per Frozen o Brave, d’altra parte si è finito per tradire completamente la natura dei personaggi del classico del ’59. Una figura nata per incutere terrore, portatrice di cattiveria sin dal nome, una creatura demoniaca (le corna attribuitele hanno sempre simboleggiato questo), «la signora di ogni male», una strega che non indugia nel condannare a morte un’innocente neonata, viene banalizzata come una normalissima donna, ferita da un uomo, quasi alla stregua di una casalinga disperata.

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L’intento che si poneva Maleficent era quello di svelare il passato della strega, dare quindi al personaggio una nuova dimensione, capire l’origine del suo odio; si finisce però col riscattarla ad eroina buona, cancellando completamente il suo ruolo da villain. Considerando inoltre che i riferimenti al film originale sono numerosi e ben fatti è impossibile vedere Maleficent come un film a sé stante; alcune idee non sono da buttar via, come le ali di Malefica – che già nel classico del ’59 erano state ipotizzate – o le scenografie e i costumi, nonché la performance di Angelina Jolie, perfetta in aspetto e interpretazione.

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Pessime invece sono le scelte di sceneggiatura, che riducono le tre fate a personaggi oltremodo secondari, sciocche creature che mai dimostrano vero affetto per Aurora; inoltre essere d’accordo con una rilettura sul vero amore e il rifiuto di un ruolo passivo della principessa non vuol dire che il principe debba essere caratterizzato come un demente. Purtroppo la voce narrante – forse un omaggio al lettore della favola del lungometraggio animato – aiuta soltanto a creare un’atmosfera buonista quasi finalizzata a un pubblico di bambini (target che, viste le premesse, non dovrebbe   essere l’obiettivo del film). Davvero un peccato. Un’occasione sprecata. La riprova che è la sceneggiatura a fare grande un film, soprattutto un fantasy, dove un cattivo efficace è l’ingrediente principale per una bella trama.

Giorgio Raulli

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