Beauty

La bellezza è questione di… sproporzioni

Claudia Alongi
14 gennaio 2013

Siamo ossessionati dalle imperfezioni?
Tutta colpa dello scultore greco Policlèto, il Mister Perfettino ideatore del “Canone” di bellezza rigorosamente calcolato sulla base di precise formule algebriche.
Ma checché ne dica lui, molto spesso i conti non tornano e, come testimoniano molte icone dell’arte e del cinema, deviare dagli standard estetici diventa un vero e proprio punto di forza.
Lo sa bene il sorriso smagliante di Julia Roberts e quello “incisivo” di Georgia Jagger, Madonna, Vanessa Paradis e Brigitte Bardot o ancora il “nasino” di Uma Thurman e della “brutta più bella di Hollywood” Barbra Streisand o gli occhioni bicolor di Mila Kunis.

E tra i difetti più vezzosi e rivalutati un posto d’onore va al neo (posticcio e non). Portabandiera della categoria sono Marilyn Monroe, Marlene Dietrich e Cindy Crawford.
Pensate che, secondo le teorie dell’amante di Luigi XV, Madame Du Barry, la posizione del neo svelava l’inclinazione della dama che lo portava (sopra la bocca per la tirabaci, vicino all’occhio per la passionale, sulla fronte per l’altera, sullo zigomo per la galante, sul naso per la ribelle e sulla guancia per la capricciosa).

Per dirla tutta, non esiste affatto un modello ideale di bellezza che abbia attraversato i tempi rimanendo immutato.
Dalle forme procaci e abbondanti della Venere preistorica e delle matrone romane ai corpi acerbi e androgini delle donne grissino del terzo millennio ne è passata di acqua sotto i ponti.

Proprio in questi giorni, poi, è balzato agli onori della cronaca il nome di Elsie Sheel, una ventiquattrenne americana che nel 1912 fu definita “la donna perfetta” e che oggi forse verrebbe più semplicemente considerata un maschiaccio in sovrappeso. Il suo identikit ci dice che pesava settantotto chili e amava le bistecche e le automobili.
Niente a che vedere con Kate Moss o Victoria Beckham, insomma.

In definitiva, l’avvenenza è un revival caleidoscopico che ci fa (ri)scoprire la bellezza maggiorata di Sofia Loren e Monica Bellucci, quella minimal di Audrey Hepburn, quella atomica di Rita Hayworth o quella imperfetta di Anna Magnani.

Per quelle che ancora si stanno scandagliando davanti allo specchio, arriva in soccorso lo scrittore Karl Kraus, che molto sapientemente ha detto: “alla donna più bella manca sempre una cosa per essere perfetta… un difetto”.

Claudia Alongi


Potrebbe interessarti anche