Cinema

La bellezza ferita dallo squallore della volgarità

Sarah Elisabetta Scarduzio
21 giugno 2013

Roma, ineffabilmente bella e smisuratamente sfarzosa, è la protagonista di questa storia. Si lascia vivere quasi rassegnata e stanca dai personaggi esagerati, eccentrici e vacui che la abitano, il cui triste e unico interesse sembra essere il mostrarsi, esibirsi, apparire. Abbagliati dalle sfolgoranti luci notturne e sedotti dall’ irresistibile fascino delle feste più lussuriose che riempiono le loro vuote serate, non sono in grado di vedere e provare ad essere felici nella semplicità della vita reale.

A guidarci nel racconto e a rivelarci i segreti e i vizi di una città che, per la sua incontenibile e sconvolgente bellezza e sacralità, ne sembrerebbe priva è Jep Gambardella, intelligente ed ironico giornalista, scrittore e critico d’arte, arrivato a Roma da ragazzo, quarant’anni fa, e lasciatosi presto travolgere dalla vita mondana e da tutti i suoi eccessi.
Dopo molti anni dal suo primo ed unico romanzo, Jep vorrebbe provare a scriverne un altro, sul nulla, come Flaubert, forse proprio per riuscire a sopportare e a guardare con distacco questo vuoto di cui ha voluto tanto fare parte e di cui ora sente solo il tragico peso.

Mentre passeggia solitario, contempla, ci parla, ricomponiamo i ricordi della sua giovinezza, del suo primo amore, di quando tutto era puro e autentico. E di notte, seguendolo, incontriamo tra gli infiniti corpi che si muovono e ballano frenetici i volti degli amici, delle amanti e dei conoscenti, di quelli che come lui partecipano e si presentano ad ogni evento, frequentano ogni locale e posto di tendenza, ma di cui si coglie l’insoddisfazione, la profonda delusione, la noia e la nostalgia per un passato che non potrà ripetersi più.
Toni Servillo è straordinario e brillante nel ruolo di Jep, dà vita alla figura di un artista complesso, sfaccettato e nella sua disperazione profondamente affascinante; anche Carlo Verdone e Sabrina Ferilli riescono a donare spessore, sensibilità e umanità nel dolore dei ruoli che interpretano.

“La Grande Bellezza” del poliedrico ed innovativo Paolo Sorrentino è una poesia di immagini e musiche sublimi. Continui ed efficaci sono i contrasti tra Roma, bellissima ed eterna, e lo squallore orribile, l’esasperazione dei personaggi, delle vite che conducono e della loro superficialità.
E’ un film intenso, sui sentimenti, le emozioni, il tempo che inevitabilmente scorre inafferrabile e sulla fragilità dell’essere umano. Un film che fa riflettere e fa nascere un forte desiderio di reagire, di essere e di cercare di proteggere e occuparci di tutta questa bellezza che ci circonda.

Sarah Elisabetta Scarduzio


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