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La Biennale di Venezia a Bari: riflessione sull’arte contemporanea

staff
1 luglio 2011


Intenditori e non, curiosi, artisti e semplici visitatori mossi dalla voglia di vedere qualcosa di nuovo, un eclettico Sgarbi che si aggirava per le sale seguito da telecamere e costanti flash. Tanto caldo, tanta pioggia e molta arte. Questi gli ingredienti che hanno caratterizzato, ieri sera, l’inaugurazione dell’edizione tutta Made in Puglia della Biennale di Venezia. L’arte ha incontrato la città di Bari, fondendosi con essa e animando un giovedì di colori, iniziative e tanta voglia di mostrare come il nostro Sud sia attento ai talenti, giovani e non, che necessitano sempre più spesso di vetrine e momenti d’aggregazione per esporre e confrontarsi con un pubblico ancora non molto abituato alla mostra in terra barese. Solitamente si vola a Milano, a Roma, a Venezia, a Firenze per avere un contatto più stretto con l’arte. Questa volta sono bastati pochi chilometri e un paio di scarpe comode, per affrontare la pioggia! La bellissima cornice di Santa Scolastica, edificio risalente al 1100 che nel 1500 fu incorporato nei bastioni delle mura cittadine, oggi, dopo un progetto di riqualificazione, ospita mostre ed eventi, fornendo un incantevole vista sul lungomare barese. L’iniziativa, voluta fortemente dall’assessore provinciale alla Cultura Nuccio Altieri, ha presentato le opere di 58 artisti suddivise in sette sezioni, dando ampio spazio a ciascuna di esse, evidenziando l’indiscussa creatività dei miei conterranei. Il gigantesco e violaceo “riccio” di Iginio Iurilli, “gli autistici omini in grigio” di Beppe Sylos Labini e l’enorme uovo giurassico in bicicletta di Guaricci. Queste solo tre delle molte opere che sono visibili nell’istallazione barese. Una su tutte “Voglia di Vivere” di Franco Dellerba: un pinguino rianimato steso su una sedia da psicanalista, originale degli anni ’50-’60. Il pupazzo riproduceva l’atto del respirare affannosamente, in un mondo ormai dimidiato che rende impossibile l’elevazione verso l’alto, il volo. La stessa opera era già stata utilizzata un anno fa nella storica boutique barese Mimma Ninni, durante l’evento “Art meets Fashion”. Le opere d’arte contemporanea, si sa, sono affascinanti proprio perché aperte alle mille interpretazioni che il singolo ravvede nel soggetto. In quel caso, il pinguino in fin di vita, messo in vetrina, rappresentava lo stereotipo dell’elegante donna moderna, stanca e oppressa dalla continua ricerca della perfezione, dal continuo correre dietro alla banderuola dantesca delle mode che di susseguono e cambiano incessantemente. A voi visitatori è riservata l’emozione più avvincente. Sarete voi che, fermi di fronte ad ogni opera, dovrete lasciare che l’arte susciti in voi riflessioni che, partendo dal contingente, vi porteranno a ponderare molti aspetti della vita, delle mode e dei costumi, degli atteggiamenti e dei comportamenti , degli errori e degli eccessi che la vita contemporanea ci propone.

 

St.efania