Lifestyle 2

“La chiamano Moda… o Pascolo”? Perle di saggezza da un’amica più o meno hippie

Claudia Alongi
16 luglio 2013

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Un bel giorno, in un istante di assoluta e vacua vanità, ti ritrovi a conversare/delirare con l’amica di turno, lei fiera di aver fatto “l’acquisto del secolo”, per poi scoprire con buona pace della sua (e della tua) originalità che anche Martina, Valentina, Stefania, Carlotta, Giulia, Elisa, Francesca, Cecilia, Simona, Serena, Adelina, eccetera eccetera, hanno avuto la stessa brillantissima idea.

Qualcuno una volta disse “è la moda, a volte la segui, altre volte ti fai inseguire”, “c’è chi la subisce e chi la detta”. Noi comuni mortali, più o meno inconsapevoli, stiamo nel mezzo come placidi ovini in un gregge sprezzante, pronti al gioco, alla sperimentazione, al mascheramento.
No, sù! Sociologia spiccia a parte, è innegabile che l’Homo Sapiens abbia ereditato dagli animali l’istinto di aggregazione, istinto che, naturalmente, passa anche attraverso il modo di abbigliarsi.
E così, che si tratti di un paio di scarpe, di un accessorio per capelli, del nuovo disco della band indie rock del momento, di un bel mezzo di locomozione, presto o tardi finiamo per somigliare più a un esercito di terracotta omologato e ben equipaggiato che a noi stessi.

La storia del costume ci insegna che ogni epoca ha la sua “uniforme”, che le mode oggi come ieri, sono un revival del passato (riveduto e corretto per diventare “all’ultima moda”).

Dove oggi ci sono gli occhiali a specchio, gli Iphone, le automobili bianco latte, Lady Gaga e i biker borchiati…

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…Nell’Ottocento c’erano corsetto, cilindro, panciotto, telegrafo e treno a vapore.

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Vennero gli anni ’20 e con loro le piume, le frange, le mary jane, il jazz, il cappello a cloche e il ruggente luccichio.

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Trentacinque anni più tardi, è il tempo delle pin up, dei gonnelloni a pois, dei blu jeans, di Grease, della brillantina e delle fasce per capelli.
Poi arrivano Twiggy e  Mary Quant e con loro la minigonna.

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Tempo di Woodstock e dei sessantottini. E allora via libera ai pantaloni a zampa, alle treccine intorno al capo, alle zeppe, alle geometrie e alla barba incolta.

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Gli anni 80 fanno rima con… Madonna, con la dance music, con i fuseaux fluo e con le maxi spalline.
In poco tempo è il trionfo del punk, delle Dr.Martens, delle camicie di flanella, delle spille da balia e dei jeans strappati.

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E arriviamo ad oggi, all’epoca della confusione. Oggi, senza quasi accorgercene, viviamo contemporaneamente negli anni ‘20, ‘30, ‘40, ‘50, ’60, ’70, ’80, ’90. E adesso chi glielo spiega alla mia amica hippie?!

Claudia Alongi


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