Arte

La città nuova: oltre il genio di Sant’Elia

Luca Siniscalco
20 aprile 2013

“A ogni generazione la sua casa” pare abbia affermato Antonio Sant’Elia, suggerendo una via alternativa all’urbanistica per inscriverla adeguatamente nelle prospettive di un nuovo umanismo al passo coi tempi. L’opera del maestro futurista, destinata a trovare realizzazioni concrete assai limitate, segna tuttavia un punto di svolta dirimente. L’originale contributo di Sant’Elia è in particolare costituito da un ampio gruppo di disegni e schizzi che, mediante tratti vigorosi e animati da intensa forza espressiva, riescono a dare una chiara forma ai sogni dell’utopia futurista che ha come scenario la metropoli moderna proiettata nel futuro.

In tale espressione di una urbanistica organicista e olistica, in cui le parti si rendono imprescindibili per il tutto e viceversa, palazzi, torri di altezza vertiginosa, intricati grovigli di strade e sviluppi di elementi verticalmente concepiti continuano a provocare lo spettatore moderno. Suggestioni, queste, a cui lo studioso Marco de Michelis offre adeguata contestualizzazione, mostrando come “Sant’Elia aveva di certo anche conosciuto alcune spettacolari rappresentazioni di una possibile metropoli del futuro con alti grattacieli che fiancheggiavano strade dove il traffico era vertiginosamente distribuito su più livelli e oggetti volanti attraversavano lo spazio.

Ma non si trattava di disegni di architetti, quanto piuttosto delle invenzioni di illustratori pubblicati sui giornali popolari. E vi erano, infine, a disposizione le pagine di scrittori come Jules Verne o Emilio Salgari, che raccontavano di città future con strade enormi, fiancheggiate da edifici alti venti e perfino trenta piani. Con Sant’Elia, la cultura architettonica europea iniziava a occuparsi della città pronta a venire. E, per un secolo intero, non avrebbe più smesso di farlo.” É tale quadro costituito da tinte luminose e virtuosismi imprevisti a costituire l’oggetto primario della mostra “La città nuova. Oltre Sant’Elia. Cento anni di visioni urbane”.

L’esposizione, aperta al pubblico sino al 14 luglio 2013 a Como presso le due sedi di Villa Olmo e della Pinacoteca Civica, nasce da una iniziativa concepita per uno sviluppo triennale e analizza cento anni di visioni urbane che hanno attraversato il Secolo Breve, prendendo avvio dai disegni dell’illustre concittadino Sant’Elia. Quest’ultimo è protagonista della componente della mostra ospitata nella Pinacoteca Civica (via Diaz 84), dove sono esibiti 50 disegni dell’artista che, per ragioni di conservazione, sono da anni inaccessibili al grande pubblico.

La figura di Sant’Elia diviene poi un pretesto da cui partire per affrontare un più ampio percorso in cui artisti eterogenei risultano accomunati da una medesima tensione verso l’oltrepassamento dinamico e metamorfico delle strutture presenti; l’ambizione è quella di una utopia politica, in quanto intimamente connessa alla struttura comunitaria stessa della polis, intesa nella sua dimensione più propriamente umana e collettiva. Il percorso di Villa Olmo si articola pertanto attraverso 100 opere, tra dipinti, disegni, modelli, filmati, installazioni di figure dirimenti quali quelle di Umberto Boccioni, Fernand Léger, Mario Sironi, Le Corbusier, Frank Lloyd Wright, Fritz Lang, Yona Friedman, Archizoom, Superstudio, Chris Burden e Carsten Höller.

La rassegna, curata da Marco De Michelis, vedrà nel 2015 il suo ideale completamento, parallelamente all’apertura dell’Expo 2015 di Milano, con una grande esposizione dedicata alle tematiche dello spazio urbano, delle sue identità presenti e future, dei luoghi e delle forme della convivenza collettiva. A emergere non sono così città nuove, bensì una nuova città: paradigma rivoluzionario per un nuovo approccio all’abitare.

Luca Siniscalco


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