Letteratura

La crudele battaglia per il significato, in “Niente” di Janne Teller

staff
25 marzo 2012

Janne Teller, danese, laureata in macroeconomia e in passato impegnata per conto dell’ONU, è conosciuta in Italia soprattutto grazie al suo “L’isola di Odino”; forse però non tutti sanno che nel 2000 l’autrice pubblicò un romanzo per ragazzi impossibile da passare sotto silenzio.
“Niente” è diventato immediatamente famoso a causa dello scandalo che ha suscitato, provocando attacchi che in Francia, Norvegia e Germania hanno portato addirittura alla sua esclusione da alcune librerie e programmi scolastici. Il clamore sollevato dal romanzo non si ferma però alle critiche più dure: “Niente” ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui il premio Libbylit per il miglior romanzo del 2010 in Francia e il premio del ministero della Cultura danese. A dodici anni dalla sua comparsa, Feltrinelli riporta In Italia il discusso libro della Teller, dopo che nel 2004 era stato già proposto da Fanucci con il titolo “L’innocenza di Sofie”.
In una scuola nella provincia danese la classe 7A è scossa dall’abbandono del compagno Pierre Anthon che, resosi conto improvvisamente e con inequivocabile chiarezza che niente ha un senso e mai l’avrà, si ritira dalla scuola e dal contatto con gli amici.
Dall’alto del susino su cui si è rintanato, Pierre, come un profeta, lancia ai suoi compagni degli ammonimenti sulla vanità del tutto. Nulla ha significato, la vita è una commedia e un impasto malsano di illusioni; i più alti ideali, i sogni, la morte e la vita stessa sono privi di qualunque senso. Sono parole dure, che i suoi coetanei non riescono a ignorare a lungo: decidono così, per convincere Pierre, di raccogliere tutto il significato che possiedono e di metterglielo proprio sotto il naso. Un paio di sandali, una bicicletta nuova, delle stampelle: ogni ragazzino, su richiesta del gruppo, porta ciò che gli è più caro e lo unisce agli altri oggetti che costituiscono la “catasta del significato”.
La ricerca di senso è però un gioco pericoloso, che rischia di spingersi oltre i limiti e di travolgere ogni cosa: la fede, la patria, la famiglia finiscono nel mucchio. E insieme si sacrificano gli amici stessi, che cercando di convincere il nichilista Pierre si sono ormai lanciati in una missione per salvare sé stessi dalla certezza del nulla.
Un libro per ragazzi? Certo, la scrittura e le immagini veloci rendono il romanzo apprezzabile su ogni livello, ma non lo fanno certo leggero, tanto che “Niente” è stato accusato di potersi rivelare diseducativo e di rattristare oltremodo il giovane pubblico. Ma basta pensare alla confusione – universale, in realtà, non solo adolescenziale – di un ragazzino che inizia a porsi le stesse domande dei personaggi per mettere in discussione questa pretesa. E soprattutto per considerare “Niente” come uno dei meravigliosi romanzi per ragazzi che hanno tanto più da comunicare agli adulti, a quelli che un senso l’hanno trovato come a coloro che, come i giovani danesi, si agitano ancora nella ricerca.

 

Maria Stella Gariboldi


“Niente” di Janne Teller, traduzione di Maria Valeria D’Avino, Feltrinelli, pp. 128


Potrebbe interessarti anche