Cinema

La Disney ridà vita a Cenerentola

Giorgio Raulli
14 marzo 2015

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Ella (Lily James), giovane figlia di un mercante, dopo la morte della madre, accetta di buon grado il secondo matrimonio del padre con Madame Tremaine (Cate Blanchett), accogliendo anche le due sorellastre acquisite Anastasia (Holliday Grainger) e Genoveffa (Sophie McShera). Alla morte improvvisa (e misteriosa) del padre, Ella si ritrova alla mercé della crudeltà e della gelosia delle tre tre donne, che le affibbiano il nomignolo di Cenerentola. La giovane però non risponde mai con odio e rancore, ma sempre con bontà e gentilezza. Sarà il suo comportamento meritevole a spingere la Fata Madrina (Helena Bonham-Carter) a regalarle la celeberrima notte del ballo con l’affascinante principe Kit (Richard Madden).

La Disney ha ben chiara in testa una enorme strategia produttiva per riportare in auge i suoi storici classici: in attesa dei prossimi La bella e la bestia (con Emma Watson) e Dumbo (diretto da Tim Burton), è la volta di Cenerentola, un film, quello del 1950, che non ha certo bisogno di presentazioni. A dirigere questo remake è stato chiamato l’attore e regista Kenneth Branagh, che si dimostra un bravo conoscitore della fiaba originale come del classico disneyano.

La trama non sempre ripercorre (per fortuna) gli avvenimenti del lungometraggio animato, tuttavia ne resta fortemente fedele a cominciare dalla natura dei personaggi: Cenerentola resta buona e gentile, sognatrice, ma mai superficiale; il principe di Madden acquista personalità e fascino grazie alle sequenze a lui dedicate (che nel film del ’50 mancano completamente); le sorellastre sono sciocche e rumorose, vanitose e cattive; i topolini, animati da un’ottima computer-grafica, non parlano ma comunicano perfettamente e in modo credibile con la protagonista; la fata buona mantiene ironia e sbadataggine. Un capitolo a parte non basterebbe per descrivere l’interpretazione di Cate Blanchett, capace di comunicare con un solo sguardo tutto del suo personaggio, visivamente differente dalla matrigna del cartone animato, eppure così uguale.

Ottime anche la fotografia, i costumi (firmati da Sandy Powell) e le scenografie di Dante Ferretti, tutti elementi fondamentali a costruire l’alone fiabesco, disneyano e regale di cui un film come Cenerentola necessita. Anche se la sola presenza di una narratrice rende l’intera pellicola un po’ troppo infantile, l’atmosfera buonista tutto sommatoresta nei confini adeguati; Branagh è riuscito con Cenerentola dove Maleficent aveva fallito. Nelle sale italiane dal 12 marzo.


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