Letteratura

La donna che legge: gli scrittori preferiti di Gabrielle Chanel

Virginia Francesca Grassi
20 novembre 2016

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Come nasce un’icona? Se la domanda è riferita ad una delle figure femminili più influenti ma anche più enigmatiche del secolo scorso come Gabrielle Chanel, la risposta non può essere né univoca né priva di risvolti fascinosi. E non parliamo solo di storia del costume. Visionaria e sfrontata, Mademoiselle seppe liberare con la sua moda nuova le donne di tutto il mondo, tanto dai rigidi bustini in cui venivano costrette, quanto dai ferrei schemi sociali (e mentali) a cui dovevano sottostare. Una rivoluzione.

Ma chi era realmente Gabrielle? Come seppe l’orfana di Aubazine trasformarsi nella leggenda che conosciamo oggi? Un ottimo punto di partenza può essere quello offerto da Culture Chanel – La donna che legge: ospitata fino all’8 gennaio 2017 alla Ca’ Pesaro di Venezia, la mostra illumina essenza e umori di una donna su cui tanto – troppo – è stato detto e scritto. Ma lo fa attraverso una prospettiva inedita: quella del libro.

Gabrielle Chanel fu prima di tutto una grande lettrice. Vorace e appassionata, trovava rifugio nelle parole dei più grandi scrittori, che seppero segnare la sua vita e modellare la sua personalità. Nell’intimità delle confessioni fatte all’amico Paul Morand raccontò: “I libri sono stati i miei migliori amici”.

 

  • Ecco infine cosa scrisse l’immenso Roland Barthes: “Se apriste oggi una storia della nostra letteratura dovreste trovarvi il nome di un nuovo autore classico: Coco Chanel. Chanel non scrive con carta e inchiostro (salvo nel suo tempo libero) ma con tessuti, forme e colori; ciò non toglie che le si attribuiscano comunemente l’autorità e lo stile di uno scrittore del Grand Siècle, elegante come Racine, giansenista come Pascal (da lei citato), filosofo come La Rochefoucauld (che lei imita inventando le proprie massime), sensibile come Madame de Sévigné”.

  • “La vita che conduciamo non è mai granché, la vita che sogniamo è invece la grande esistenza perché la continueremo oltre la morte”. Questo scriveva tra i suoi appunti Coco Chanel, ispirandosi alla celebre Madame Bovary di Gustave Flaubert: il manoscritto del romanzo, pubblicato nel 1856, è esposto eccezionalmente in occasione della mostra.

  • Gli anni passati nel convento di Aubazine influenzano moltissimo Chanel, anche nelle sue scelte di lettura: nella sua biblioteca troviamo testi quali la Bibbia, Il Cantico dei Cantici e le Confessioni di S. Agostino.

  • Nel 1917 la giovane Coco, trasferitasi a Parigi incontra Misia Sert, la grande signora della Belle Epoque: è lei che la introdurrà nel bel mondo della capitale. La “bella pantera imperiosa e sanguinaria ”, così veniva chiamata Misia, fu musa, amica e amante dei più celebri artisti: da Mallarmé a Proust, da Cocteau a Renoir, passando per Apollinaire, Toulouse Lautrec, Debussy, Ravel, Picasso.

  • È del 1911 Il Bestiario o il Corteggio d’Orfeo di Apollinaire: 30 brevi poesie con ritratti d’animali, magistralmente illustrata da Raoul Dufy. Si tratta di uno dei testi più amati da Gabrielle, da sempre affascinata dalla natura.

  • “Per una specie di miracolo, ha applicato nella moda le regole che sembravano valere solo per i pittori, i musicisti e i poeti. Ha imposto l’invisibile, ha opposto al baccano mondano la nobiltà del silenzio”. Così scrive Jean Cocteau parlando di Gabrielle: i due si incontrano nel 1917 e il loro fu un sodalizio – umano e artistico – che durò per tutta la vita.

  • Anche lo scrittore e diplomatico Paul Morand fu parte della cerchia di Gabrielle Chanel: uno dei suoi romanzi, Lewis e Irène, addirittura si ispira alla tormentata storia d’amore che Chanel ebbe con Arthur “Boy” Capel, nonostante fosse sposato. I due si frequentarono clandestinamente per più di dieci anni, dal 1908 fino alla morte di lui nel 1919. Morand ci ha poi lasciato L’allure de Chanel (L’aspetto di Chanel) nel quale racconta la loro amicizia e le loro conversazioni.

 

Oggi il mosaico si ricompone, illuminando a ritroso le radici del mito: la ricca biblioteca di Mademoiselle viene esposta per la prima volta insieme ad oltre 350 oggetti-culto provenienti dal suo appartamento, tra cui manoscritti, dediche, fotografie, quadri, disegni, oggetti d’arte, profumi, gioielli e creazioni di moda. Tra gli scaffali incontriamo classici quali Omero, Platone, Virgilio, Sofocle, Lucrezio, Dante, Agostino, Montaigne, Cervantes, Madame de Sévigné, Stéphane Mallarmé; accanto a loro, gli amici che Gabrielle ebbe accanto a sè tutta la vita: Misia Sert, Jean Cocteau, Pierre Reverdy, Max Jacob.

Dietro all’effimero per eccellenza –  la frivolezza spensierata della moda – viene così svelato un universo creativo ricco ed immaginifico, che affonda profondamente nell’Arte, nella Letteratura, nel Bello e che riannoda i fili di un dialogo immaginario tra linguaggi, epoche e luoghi.

Spudorato, con la sensazione di rubare istanti d’intimità a qualcuno, ho posato il mio sguardo sui titoli delle opere, i loro autori, i loro racconti – spiega Jean-Louis Froment, curatore della mostra – insinuandomi tra gli occhi de “la donna che legge” e le sue letture, ho capito a che punto l’universo di questi libri avesse suggerito delle risposte alle intuizioni creative di Gabrielle Chanel”.


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