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La donna e il suo corpo. Cos’è la femminilità (oggi)?

staff
4 aprile 2012

Trovarsi a dover parlare della femminilità e del valore della donna nella nostra società è compito assai più arduo di quanto non si pensi. E così anzitutto, appena ho iniziato a lavorare su questo pezzo, mi sono chiesto cosa fosse per me la femminilità. Ho pensato che forse la femminilità è coniugabile con la sensualità, ma subito sono stato folgorato da un quesito: davvero Nicole Minetti è più femminile di Rosy Bindi? Non mi era chiaro il concetto. Ma come, pensavo, negli anni ’60 le donne rivendicavano la libertà del proprio corpo e non solo, la possibilità di essere parte attiva della società in cui vivevano, ma oggi? Possibile che si sia instaurato un clima socio-politico-culturale che ammette solo certe forme di bellezza? In realtà credo di no. Penso che una donna sia tale perché vuole essere ciò che sente, vuole essere determinata e determinante per il proprio futuro.
Si va bene, ma come si fa a parlare di donne in maniera così generale, senza cadere nel moralismo o in un diabetico dibattito, edulcorato di eccessiva correttezza politica? Non lo si può fare, o almeno non lo posso fare io, da solo, in quanto credo che l’ideale di donna, di femminilità e il processo di affermazione di un ruolo sempre più incisivo negli ingranaggi del mondo sia in qualche modo legato ad un altro fenomeno che riguarda da vicino il mutamento della cultura, cioè un processo collettivo, che coinvolge la società e la rende partecipe di una discussione sempre accesa.
I mezzi di comunicazione, la cultura o le tendenze della pubblica opinione, infatti, non determinano solo i canoni fisici della bellezza, ma caratterizzano anche la varietà dei modi di esprimere bisogni ed esigenze. Ostinata, forse anche per natura, oltre che per reali necessità di cambiamento, a combattere contro le lacune di una collettività ancorata al maschilismo da cui è nata, la donna in nome di cosa o chi potrebbe portare avanti la sua battaglia, in una società come quella occidentale, che sembra essere la migliore possibile sotto questo punto di vista? Ebbene i capisaldi della lotta rimangono invariati. Infatti, pur mutando nelle forme, le donne continuano ad agitare ancora – a ragione – la bandiera della propria libertà. Per difenderla o per cambiarne i connotati, per far capire, tanto per fare un esempio, che la libertà non può essere negoziabile con l’esibizione del proprio corpo a tutti i costi. Esiste un filo conduttore che parte dai secoli precedenti e giunge a noi passando attraverso i momenti più aspri e tormentati della Storia.
E mentre l’ultimo libro di Marisa Ombra, “Libere sempre” (Einaudi), si interroga sul paradosso della nuova schiavitù del corpo – come lo slogan per eccellenza dell’emancipazione femminile, “Il corpo è mio e lo gestisco io” ha potuto acquistare un significato diametralmente opposto? -, le sorelle Delphine e Muriel Colin, con il loro film “17 ragazze” (Francia 2008), ci danno la testimonianza di giovanissime donne che manifestano la propria voglia di libertà attraverso il proprio corpo in maniera del tutto inaspettata. Tutte rimangono incinte. Un modo strano di sentirsi libere, ma è proprio in questa provocazione che risiede la denuncia sociale. Oggi decidere di essere mamme prima che una scelta di vita è una lotta contro un modello di vita che non offre tantissime possibilità in tal senso. L’emancipazione è arrivata al suo eccesso diventando privazione. Ecco la nuova battaglia delle donne: l’affermazione dell’equilibrio tra l’esaltazione della femminilità e la partecipazione attiva alla sfera socio-economica.
E così sono arrivato ad una conclusione. Femminilità è tutto, forse troppo per poter essere definito in qualche battuta. Femminilità è arte, vivacità, scontro, prudenza e determinazione. E’ tutto ciò che le donne ci hanno insegnato.

 

Alessandro Giuliano