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Sport

La Ferrari fa squadra, il nuoto di Fede e Greg fa epoca

Riccardo Signori
31 luglio 2017

Sebastian Vettel

La Ferrari ha insegnato a far squadra. Sembra una cosa facile, ma, invece, nello sport spesso ne vien dimenticato il senso. Il calcio, sport di squadra per natura e necessità, ci racconta della disfatta di una squadra prima ancora di una sconfitta. La Ferrari ha sempre esaltato i suoi tifosi quando è riuscita a far squadra. Non sempre le è capitato, talvolta si sono visti mugugni e ruggini. A Budapest, Kimi Raikkonen è stato il body- guard di Seb Vettel. Chiunque può immaginare quanto gli sia costato, avendo una macchina (detto da lui) che andava meravigliosamente e poteva spingerlo alla vittoria. Vettel, invece, si è trovato in difficoltà proprio per i problemi della sua Rossa, probabilmente avrebbe rischiato grosso se non ci fosse stato il body guard. Se la Rossa vincerà il titolo piloti, andrà risfogliata la stagione partendo dal gp di Budapest: ogni squadra che fa squadra alla lunga raccoglie i frutti. Soprattutto se la squadra è forte. Proprio a Budapest, l’anno prima, pareva che tutto fosse saltato per aria: musi lunghi e un reparto corse da rivoltare. Un anno dopo, eccoli di nuovo a dirci ciao dal podio. La Ferrari sta tornando a far palpitare i cuori, tutti davanti alla tv, lo sport d’estate propone questa bellezza: più tifosi italiani e meno tifosi di parte. Il calcio propone la faziosità, gli altri sport riescono a coagulare il tifo.

 Va detto anche per i ragazzi del nuoto. I mondiali conclusi a Budapest, città d’oro per la domenica del nostro sport, hanno raccolto gran bottino e gran successo tra il pubblico tifoso o soltanto curioso: 16 medaglie, quattro delle quali sono d’oro. Dalle gare in corsia sono arrivati tre dei quattro ori e 3 bronzi: dai mondiali di Belgrado 1973 ad oggi è stata l’edizione più ricca (a Roma 2009 furono tre ori e un bronzo).

Gregorio Paltrinieri

Chiusura con la lunga fatica di Greg Paltrinieri nei 1500 metri, dove si è confermato re. Solo Filippo Magnini e Federica Pellegrini riuscirono a doppiare il titolo della stessa gara.

Greg entra di diritto nella hall of fame. Ma non solo lui. La piscina ci ha inebriati per lo spettacolare show finale di Federica Pellegrini che, prima di lasciare gli amati 200 metri stile libero, si è ritrovata con una medaglia d’oro al collo del tutto inattesa. Fantastica e col tempismo della campionessa vera: veni, vidi, vici e chiudo. Federica si è dimostrata grande proprio nel saper cogliere l’attimo. Dopo le olimpiadi di Rio poteva mollare e non avrebbe sbagliato. Invece, per testardaggine ed orgoglio, ha voluto riprovare un altro quadriennio. Ha avuto ragione. Si è tolta la soddisfazione con un racconto agonistico da favola. Un oro che non si attendeva e l’addio: non alla piscina, dove continuerà a gareggiare nei 100 sl., ma alla sua gara regina, quella che non la farà dimenticare mai tra i grandi campioni dello sport italiano.

Fede, Greg, e Gabri: ecco il terzetto per la recente, e forse non più riproducibile, storia azzurra del nuoto. Questo è il nuoto che fa epoca. Nei nomi e negli titoli: come successe con Novella Calligaris, Max Rosolino e il ranista Domenico Fioravanti.  Gabri, come Gabriele  Detti, che ha portato a casa il terzo successo della compagnia, al quale ha aggiunto un bronzo. Nato per ultimo tra i convitati d’oro, sta dimostrando di aver ancora podi da scalare. La rivalità con Greg porta frutti e medaglie ad entrambi. L’importante è che non dimentichino di essere amici, anche quando uno vince l’oro e l’altro il bronzo. Il muso lungo di Paltrinieri era un indizio di rosicamento.


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