Letteratura

La fiaba moderna di Borgo Propizio

staff
13 maggio 2012

In un momento in cui tutto sembra ruotare intorno alle città e alla loro frenesia, Belinda compie una scelta coraggiosa e controcorrente: decide di trasferirsi in un paesino tra le colline per realizzare il suo sogno di bambina e aprire una latteria. Difficile, del resto, resistere all’attrattiva di un paese del genere: si chiama “Borgo Propizio”, e mantiene esattamente ciò che il suo nome lascia sperare.
Il primo romanzo di Loredana Limone – finora dedita alla gastronomia e ai libri per bambini – è apparso nelle librerie solo da pochi giorni, ma ha già conquistato i lettori con la sua dolcezza nostalgica e fiabesca. Borgo Propizio è un luogo sospeso nel tempo e collocato in uno spazio vago – potrebbe essere ovunque come da nessuna parte, e questo fa gran parte del suo fascino –, popolato da piccoli e vividi personaggi che gravitano intorno a Belinda e al suo progetto. C’è suo padre Claudio, teneramente innamorato ma in piena crisi matrimoniale; c’è Ruggero, l’operaio incaricato della ristrutturazione del futuro negozio, e ci sono le sorelle Mariolina e Marietta, quarantenni zitelle e illibate. Senza trascurare poi un fantasma, un anello antico e misterioso, e ovviamente G.M., il “Gran Musicante” a cui Belinda vorrebbe prendere in prestito, come nome della propria latteria, l’intramontabile “Fatti mandare dalla mamma”.
La realtà provinciale più sommersa si sposa con la fiaba, o forse è meglio dire che la incontra naturalmente, per la sua semplice e lontana alterità. A Borgo Propizio non solo i ritmi di vita si distendono, ma anche i problemi e le passioni trovano modo di aprirsi e farsi assaporare, in tutta la loro universale genuinità. L’amore è un grande protagonista del romanzo: amore doloroso, disperato, entusiasta, appassionato, perduto o scoperto; amore per il compagno, per l’amata, per la sorella.
Loredana Limone dimostra già col suo esordio di saper narrare con semplicità, limpidezza e una leggerezza quasi incantata, che sa sollevarsi da terra quel tanto che basta per osservare la nostra esistenza. E ci indica un percorso poco battuto per attraversarla, senza perdersi in passaggi impossibili o in giri troppo complicati: per gustare la vita forse basterebbe prenderla con la semplicità di una fiaba.

 

Maria Stella Gariboldi

“Borgo Propizio” di Loredana Limone, Guanda, pp. 288.


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