Cinema

La fine di Harry Potter

staff
22 luglio 2011


Sono passati dieci anni, con otto film di quattro registi diversi, oltre sei miliardi di dollari e un altro sicuramente in arrivo con quest’ultimo capitolo. Ma la saga di Harry Potter è giunta al termine, ed è stata una grande avventura cinematografica (oltre che letteraria), con picchi di enorme successo (“Il prigioniero di Azkaban”, “Il principe Mezzosangue”) e pochissimi scivoloni.
Il film si apre con un riassunto molto veloce di come si sia conclusa la “Parte 1”, su come Voldemort (Ralph Fiennes) sia riuscito a mette le mani sulla bacchetta di Sambuco, uno dei tre mitici Doni della Morte, che gli concede un potere inarrestabile. Ma arrivati a questo punto, se non avete visto tutti i precedenti film (o letto i romanzi), beh, allora davvero dovreste porvi rimedio prima di perdervi tra le ultime, attesissime, imprese del maghetto e dei suoi compagni.
Harry, Ron e Hermione (Daniel Radcliffe, Rupert Grint ed Emma Watson) sono ancora alla ricerca degli Horcrux rimanenti, gli oggetti che contengono a pezzi l’ anima di Voldemort, e la cui distruzione è l’unico modo per vincerlo. Le speranze sono poche, l’Ordine della Fenice è stato sciolto, ed è tutto incredibilmente grigio e triste. Ognuno ripone la propria fede e la propria vita nelle mani di Harry Potter, che ricopre ormai una figura messianica contro le forze del male incarnate da Voldemort. La battaglia conclusiva si apre in uno scenario davvero terrificante, tra gli studenti che lottano insanguinati e disperati contro un’orda assatanata di Mangiamorte per difendere la loro Hogwarts, che addirittura prende vita per difendere se stessa e tutto ciò che rappresenta. Eppure in mezzo alle esplosioni e alle battaglie con bacchetta, tra urla lacrime e gravi perdite, da qualche parte si può trovare il tempo per quella che sarà ricordata come una sequenza leggendaria dagli amanti della serie: rivelare troppo sarebbe ingiusto per coloro che non conoscono ciò che accadrà, ma è sufficiente sapere che si tratta di Piton, del suo passato e di alcune verità che non avremmo mai immaginato. Quando Harry indaga i suoi ricordi, la sua infanzia legata a quella della madre, quasi non si dice nulla, ma la verità e il dolore delle relazioni umane trovano espressione in una tenerezza elegiaca che porta una lacrima agli occhi. Forse a mancare in questa “Parte 2” sono le dinamiche tra i tre protagonisti, anche se abbiamo avuto sette film per goderci il trio; calàmitano invece l’attenzione i grandi attori che hanno perso occasione, in alcuni degli episodi precedenti, di dimostrare la loro bravura, in particolare Maggie Smith (la professoressa McGranitt) e Alan Rickman (Severus Piton), ma le battute finali di una saga così ricca e densa permettono loro di venire fuori al meglio. Helena Bonham Carter conferma la sua superba interpretazione di una sempre più delirante Bellatrix Lestrange, e si fa notare Matthew David Lewis nei panni del buffo ma arguto e coraggioso Neville Paciock, che – dopo essere quasi morto – chiosa: «Beh, direi che è andata bene!».
Trascorrere una decina di anni e quasi 20 ore di fronte allo schermo con questi personaggi li ha resi parte della nostra vita, un tema che pervade il film stesso: la saga si è costruita sulla profondità e sulla ricchezza di buoni valori come amicizia, famiglia e amore, degni dei migliori cartoni animati che il cinema ci ha regalato. Nell’ultima scena, mentre guardiamo il figlio di Harry andare a Hogwarts, ci si rende conto che, anche se la storia è ormai giunta alla sua conclusione, questi personaggi vivranno con noi per sempre.

Giorgio Raulli


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