Arte

La forma di Dio: un viaggio nel mistero

Luca Siniscalco
12 aprile 2014

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Rappresentare Dio. Offrire raffigurazione estetica, visiva e plastica al mistero dell’Ineffabile. Determinare in forma e segno quanto è per sua natura totalità ontologica indescrivibile, luce folgorante e insieme abisso notturno. Il problema connesso alla possibilità di riprodurre artisticamente il summum ens della tradizione tomistica e la “notte oscura dell’anima” della mistica occidentale è tema dirimente dell’intera speculazione estetica e teologica cristiana, nonché passaggio esemplare nella consapevolezza dell’uomo occidentale.

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Assumendo una prospettiva iconofila – individuante, cioè, la rilevanza di una rappresentazione iconica di Dio quale mediazione fra visibile e invisibile nella metaforicità del simbolo – un volume recentemente edito da Mondadori Electa offre un affascinante e variegato apporto al dibattito sulla questione. “La forma di Dio” racchiude infatti dodici passi biblici e altrettanti capolavori della pittura italiana che esprimono artisticamente i passi stessi, commentati rispettivamente da teologi e storici dell’arte. La parola assurge a testo dialettico complementare alle immagini presentate, in un colloquio orante fra il testo divino, la speculazione filosofico/teologica e la potenza simbolica delle opere. Al centro il lettore, inserito in un circolo ermeneutico fecondo, nel dialogo fra la provocazione dell’epifania del sacro e la restituzione artistica della medesima.

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Nella consapevolezza, già ampiamente teorizzata da Hans Urs von Balthasar, del valore teologico del Bello, inseparabile dal Giusto e dal Vero, il volume riecheggia in ogni sua parte delle parole del papa emerito Benedetto XVI, citate da Cristina Uguccioni nella presentazione del testo: “La vera bellezza schiude il cuore umano alla nostalgia, al desiderio profondo di conoscere, di amare, di andare verso l’Altro, verso l’Oltre da sé. Se accettiamo che la bellezza ci tocchi intimamente, ci ferisca, ci apra gli occhi, allora scopriamo la gioia della visione, della capacità di cogliere il senso profondo del nostro esistere, il Mistero di cui siamo parte e da cui possiamo attingere la pienezza, la felicità, la passione dell’impegno quotidiano”. Un bello che sussista nell’equilibrio dinamico fra due poli da evitare: reificazione obiettivizzante e iconoclastia dogmatica. Un senso artistico che emerge, pur in eterogenee prospettive, in tutti gli autori che al volume hanno partecipato: dalle riflessioni dei teologi Piero Coda ed Ermes Ronchi alle notazioni dei critici d’arte Vittorio Sgarbi e Antonio Paolucci, sino a giungere alle meditazioni dei cardinali Carlo Maria Martini e Angelo Scola. Un breviario moderno, dunque, tramite cui affrontare le sfide teoriche e artistiche di una modernità “liquida” al confronto con la quale un’esigenza di responsabilità ci richiama quotidianamente.

“La forma di Dio”, a cura di Cristina Uguccioni, Mondadori Electa, pp. 184

Luca Siniscalco


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