Fotografia

La fotografia alla scoperta dell’horror

Alberto Pelucco
19 giugno 2014
Cesare Longhi, Riae Maleficent and the Raven's Spell, 2014, fotografia e grafica digitale. Modella  Ria E. Mac Carthy. Vestito , trucco, corna  di Ria E. Mac Carthy

Cesare Longhi, Riae Maleficent and the Raven’s Spell, 2014, fotografia e grafica digitale. Modella Ria E. Mac Carthy. Vestito , trucco, corna di Ria E. Mac Carthy

Gusto per il mistero; la tenebra come chiave del Sublime e di stati d’animo forti e incontrollati; luoghi che incutono timore, come palazzi possenti, abbazie, castelli; il senso di vastità di tortuosi labirinti.

Chiunque apprezzi il cinema dell’orrore sa che questi sono gli elementi basilari di una vera horror location, oggetto d’interesse della mostra multimediale “Le Camere Oscure”, che mette a confronto luoghi del brivido di ieri con quelli di oggi, che da tutto il mondo attraggono gli appassionati della Urban Exploration. Spesso armati di macchina fotografica o cinepresa, costoro esplorano luoghi con storie da raccontare, ma, se per il suo Dracula Bram Stoker optò per un sinistro maniero in Transilvania e per il suo Dottor Moreau Herbert George Wells scelse una cupa isola selvaggia, oggi ci si concentra anche su rovine industriali, ospedali abbandonati o edifici degradati, su tutti le case infestate e le vecchie rovine di Sir Simon Mardsen, tra i pionieri della fotografia di esplorazione, e i surreali edifici abbandonati del francese Christophe Dessaigne. Duplice è l’obbiettivo di questi due autori: sfruttare la forza evocativa delle location immortalate e provocare emozioni nell’osservatore.

Barbara Guazzone Barolo, Pollenzo's Bride, 2013, fotografia digitale, location Borgo neogotico di Pollenzo, Chiesa di San Vittore Martire, progetti di Pelagio Palagi e di Ernesto Melano

Barbara Guazzone Barolo, Pollenzo’s Bride, 2013, fotografia digitale, location Borgo neogotico di Pollenzo, Chiesa di San Vittore Martire, progetti di Pelagio Palagi e di Ernesto Melano

I medesimi obiettivi si ritrovano nello scatto di Barbara Guazzone Barolo, che colpisce per il contrasto tra la piccola donna bianco vestita e la slanciata e imponente cattedrale neogotica. Sotto un inquietante cielo plumbeo, monumento e protagonista sono posti enfaticamente al centro della composizione, in modo da attirare l’attenzione sul vasto spazio circostante.

Proprio le ampie lande desolate sono infatti fonte di terrore in molti romanzi, come il celeberrimo “Frankenstein”, ambientato nella natura, tra foreste, Alpi o Polo Nord, dove dominano neve e ghiacci. Qui agisce il mostro, presentato come un ibrido, identico a quello che ritroviamo nella fotografia di Giorgia Napoletano, il cui corpo è presentato senza testa e sormontato da un minaccioso aracnide. Il riferimento è in questo caso a “Le Metamorfosi” dello scrittore boemo Franz Kafka, incentrato sulla nuova vita del protagonista, Gregor Samsa, svegliatosi nelle sembianze di “un orrido e gigantesco insetto”. Se tale racconto è un insieme delle riflessioni personali di Gregor, adesso tali pensieri prendono forma nello scatto dell’artista pescarese.

Giorgia Napoletano, Occhio della memoria, 2010, fotografia e grafica digitale

Giorgia Napoletano, Occhio della memoria, 2010, fotografia e grafica digitale

Mostri equivalgono a magia nera. Magia nera vuol dire streghe e proprio una di esse è la protagonista dello scatto di Cesare Longhi. Il titolo, “Riae Maleficent and the Raven’s Spell”, è un crogiolo di motivi e topoi della letteratura horror. In una lugubre radura illuminata da una luce falsa, la modella Riae Suicide rivolge uno sguardo minaccioso all’osservatore. Del suo abbigliamento colpiscono il copricapo a due corna, indossato anche dalla disneyana strega Malefica, e la gonna che, spinta dal vento, si trasforma in corvi, da sempre personaggi chiave nel cinema horror. Basti pensare alla raccolta di poesie “The Raven” del grande Edgar Allan Poe, oppure a classici del cinema, come “Gli Uccelli” di Alfred Hitchcock, o “Opera” di Dario Argento, dove proprio i corvi identificano l’assassino. La stessa Malefica poi ha come confidente un corvo.

Una mostra che si configura in un’introspezione nelle paure dell’uomo, che egli stesso fabbrica e paradossalmente non riuscirà mai a controllare, perché derivano tutte dalla nostra immaginazione che, come soleva ripetere il Maestro del Brivido inglese, è più importante della logica stessa.

Alberto Pelucco

“Le camere oscure. Fotografie, figure e ambienti dell’immaginario neogotico”
Complesso Monumentale di San Francesco, Via Santa Maria, 10 – Cuneo
Sabato 14 giugno – domenica 14 settembre 2014
Informazioni:
Web: www.ilcuneogotico.fondazionecrc.it
Mail: info@fondazionecrc.it
Tel: 0171/634175

Orari: martedì, giovedì e venerdì 16.00 – 19.00, sabato: 10.30 – 13.00 e 16.00 – 19. Domenica e festivi: 16.00 – 19.00. Chiuso lunedì e mercoledì.
Ingresso: libero

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