Advertisement
Fotografia

La fotografia è la mia dipendenza: Rankin si racconta

Virginia Francesca Grassi
30 aprile 2016

7-6-RANKIN-003-950x514

Irriverente, dissacrante, curioso, affamato, appassionato, poliedrico. Definisce la sua arte come una vera dipendenza: è Rankin, al secolo John Rankin Waddell, uno dei fotografi più influenti degli ultimi 20 anni.
Nei suoi ritratti ha immortalato le icone del nostro tempo – dalla regina Elisabetta a Rita Ora – e i suoi scatti sono ormai diventati cult. È la mente creativa dietro a riviste del calibro di Dazed & Confused, fondata con l’amico Jefferson Hack, Another Magazine e Hunger, celebre inoltre per aver realizzato libri, video, campagne pubblicitarie, editoriali di moda e beauty, sempre mantenendo quello sguardo beffardo e scanzonato che è diventato la sua firma.
Oggi è alle prese con un nuovo progetto: il RankinLive/KaDeWe Portrait of the City, che lo vede impegnato insieme al suo team nella realizzazione di una galleria di ritratti alta 5 metri e lunga 110 che fino a fine giugno coprirà la facciata del celebre store berlinese durante il suo restyling, affidato a Rem Koolhaas.
Abbiamo chiacchierato con lui di moda, femminilità e canoni estetici. Oltre che ovviamente di fotografia.

150107 RANKIN PORTRAIT173557_RGB

Cos’è “Creatività” secondo Rankin?
La creatività può cambiare il mondo. Cambia le opinioni, cambia le coscienze, può migliorare le cose, può migliorare le nostre vite. Non deve essere sottovalutata.

Lei ha detto: “L’arte dovrebbe esistere per mettere in dubbio la società”. Come si coniuga questo spirito ribelle, che sfida le convenzioni, con il lato più commerciale del suo lavoro?
Il mio approccio, in entrambi i casi, sia che si tratti della mia produzione più commerciale, sia di quella personale, è molto semplice: cerco di dare sempre il meglio, non importa a chi o a che cosa sia rivolto il lavoro. C’è una vena ribelle ed umoristica che attraversa tutto il mio percorso artistico, nella sua globalità, spero che sia ben visibile.
Non mi dedico al lato più commerciale della mia professione solo per soldi, non si tratta di utilizzare il mezzo fotografico solo per il fine economico. Ma è quello che mi fa guadagnare, e che mi permette poi la libertà di esplorare le mie idee, la mia creatività e di dedicarmi ai miei progetti personali.

Dazed & Confused compie quest’anno 25 anni, Hunger invece ne celebra 5, festeggiati con un’edizione speciale. Come sintetizzerebbe la storia della sua carriera?
Direi che è stato ed è un percorso davvero molto divertente. Del resto, ho speso una vita intera ad alimentare la mia dipendenza…la fotografia!

 

Rankin Live nasce nel 2011 dalla volontà di rendere la fotografia di moda più democratica e anche di dare volto ad una città ritraendo le persone comuni. Cosa dobbiamo aspettarci da questa nuova versione berlinese?
È la prima volta che Rankin Live si svolgerà in un departement store, il KaDeWe. In realtà nonostante il progetto sia stato già portato in diverse città del mondo, è la prima volta che abbiamo a che fare con un evento di questa portata, prendendo un’intera città come interlocutrice. E questo per me è un grande onore. Il nostro scopo è quello di creare un ritratto di Berlino attraverso 50 volti. Sarà molto di più di una semplice questione di look, quello che voglio è immortalare la personalità, il carattere, l’individualità dei berlinesi.

Come mai lei sceglie nel ritratto la sua forma artistica privilegiata?
Le persone mi sono sempre piaciute, ho un’indole curiosa. Sai, fare un ritratto è qualcosa di veramente molto intimo. Si tratta di chiedere a qualcuno di rivelare una parte di sè all’obbiettivo e di catturare in un solo istante una storia molto più lunga. È qualcosa di incredibilmente potente.

 

Lei ha di certo uno sguardo privilegiato, da insider, sul mondo della moda. Come sono cambiati e come stanno cambiando i canoni estetici e il modo di intendere il corpo femminile?
Io amo le donne e la femminilità è qualcosa di meraviglioso. Ho sempre creduto fermamente nel concetto di diversità, quando si parla di moda e di modelle. Quando mi dedico ai casting, quello che cerco è carattere, personalità, l’essere unici. Il lato estetico passa in secondo piano. Voglio lavorare con persone che siano illuminate come da una scintilla, senza badare all’età, alla taglia o al sesso. Credo che oggi qualcosa stia cambiando, le persone così come le case di moda stanno diventando più coraggiose. Ma c’è ancora molta strada da fare.

Rankin-Less-More-Exhibition01

Come è cambiato invece il concetto di erotismo, di ciò che è sexy, ma anche di ciò che è provocatorio e fa scalpore?
Mi piace che oggi siano le donne a poter esercitare il controllo. Questo tipo di erotismo rende la femminilità più potente, e gioca a favore del genere umano. Ma c’è qualcosa che va al di là e che gioca molto sul filo del rasoio: da una parte bisogna essere sexy, provocanti, energici, ma dall’altra non ci deve essere umiliazione o degrado. E, anzi, non vuol dire che l’erotismo non possa essere sfacciato e divertente!

5580-158-007

Progetti per il futuro?
C’è sempre tantissimo lavoro da fare, io e il mio team siamo sempre impegnatissimi! Innanzitutto stanno per essere pubblicati un paio di libri e ne sono entusiasta. Uno di questi è un’ampia retrospettiva che abbraccia 25 anni di carriera, attraverso le immagini più significative. E poi abbiamo appena lanciato Hunger – issue 11. È un momento molto intenso ed emozionante.


Potrebbe interessarti anche