Arte

La fragilità del ciliegio, del tè e dei samurai: la forza estetica del Giappone

Luca Siniscalco
13 aprile 2013

“Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero” Yukio Mishima

La scelta della celebre sentenza di Mishima risponde a un’esigenza insieme informativa ed evocativa, in quanto parallelamente diretta a presentare due fra i principali soggetti dell’estetica giapponese, i fiori e i samurai, ed insieme a suggerire un’apertura di senso destinata a condurre l’uomo occidentale in orizzonti impensati. Scenari inconcepibili senza un’adeguata ricerca di una pur precaria sintonia spirituale. Per questa ragione è innanzitutto necessario affrontare l’arte giapponese a seguito di una comprensione quanto meno elementare degli stilemi estetici principali e delle dinamiche filosofiche ad essi sottese. Intendo pertanto segnalare ai lettori due testi essenziali per l’introduzione e l’approfondimento di tali tematiche.

Sull’estetica giapponese” è un saggio agevole e sintetico, diretto ad uno studio eminentemente teorico delle suggestioni estetiche elaborate neel Paese del Sol Levante. L’autore si riserva di operare numerosi confronti fra la filosofia dell’arte e della percezione giapponese e quella occidentale, al fine di rilevare le principali differenze e, mediante tale diversità, evidenziare possibili spazi di continuità e dialogo. L’estetica giapponese emerge così nelle sue peculiarità: il fondamento intuitivo e percettivo, piuttosto che logico e razionale, il valore posto più nel processo artistico che nel prodotto, l’importanza attribuita a una natura legislatrice non percepebile in modo empirico; e ancora: la rilevanza di categorie estetiche quali l’irregolarità, la semplicità, la transitorietà e la deperibilità, nell’idea che la bellezza consista proprio nel suo stesso svanire, la tendenza a una rappresentazione simbolica più che realistica del mondo, la riflessione sul vuoto come orizzonte di generazione del bello. L’eleganza e il gusto come elementi di valorizzazione sociale vengono presentati in rapporto dialettico rispetto alla tradizione Zen ed all’esteticizzazione radicale dell’esistenza affermata mediante il bushido, la via del guerriero. La teorizzazione della nobiltà della morte eroica in battaglia risiede in una decisione estetica radicale, in cui arte e vita si sovrappongono nella conquista dell’eterno presente.

Arte e pensiero in Giappone. Corpo, immagine, gesto” è un testo più corposo e organicamente strutturato. L’opera, frutto di un’ampissima indagine del mondo giapponese, esordisce a partire dallo smascheramento dei pregiudizi più diffusi in Occidente in merito al Giappone, mostrando come l’insuperabile alterità delle categorie concettuali e percettive di un popolo presso cui le tradizioni spirituali e i rituali sacrali sono integrate a un incredibile sviluppo tecnologico e scientifico sia inscindibile da una relazione dialettica rispetto all’Occidente stesso.
L’autore, mediante un taglio interpretativo di matrice ermeneutica, sottolinea come la cultura giapponese – come ogni altra cultura del resto – sia un processo metamorfico di continua rilettura e rielaborazione di un’identità non statica, bensì aperta alle sfide del presente, in un cammino di eterna perdita e ricostruzione del proprio sé. In quest’analisi l’estetica viene analizzata nello sfondo della dialettica filosofica di corpo/natura e di modernità/tradizione. L’arte giapponese viene svelata nella sua peculiare tensione verso una desoggettivazione capace di condurre a un’arte non razionalmente concepita, ma conseguita nell’accadere dell’evento estetico, di cui l’artista è strumento e non possessore. Le rigidissime tecniche di tirocinio che permettono all’artista di giungere a una condizione spirituale adeguata all’accoglienza del fenomeno estetico vengono delineate nei diversi ambiti in cui quest’ultimo trova espressione: dall’architettura, all’arte della scrittura, dal teatro-danza buto, all’arte della spada, sino alle discipline marziali.

Acquisite competenze teoriche di base concernenti la visione giapponese dell’arte, possiamo presentare due mostre dedicate nel nostro Paese al gigante orientale, esempi concreti a cui rapportarci per avvicinarci alla sua misteriosa e intrigante cultura.

Samurai! Armature giapponesi dalla Collezione Stibbert” è una esposizione allestita a Firenze presso il Museo Stibbert. La mostra, aperta al pubblico sino al 3 novembre 2013, intende presentare ai visitatori settanta capolavori provenienti dalla Collezione giapponese di Frederick Stibbert (1838-1906), uno dei primi collezionisti italiani ad essersi interessato al Giappone. L’efficace allestimento aiuta gli spettatori a calarsi nel mondo dei samurai, in una dimensione marziale ed eroica dell’esistenza in cui l’esperienza della guerra può assumere i connotati di una disciplina estetica.
La bellezza suscitata dal contrasto fra le lame d’acciaio e gli abiti di seta, la potenza elementare dei metalli e la raffinatezza dei colori delineano l’ampiezza materiale, ma anche spirituale, del corredo dei guerrieri del Paese del Sol Levante. Il fascino del terribile interroga gli spettatori, assurgendo a paradigma di un’arte affascinante e misteriosa.

Arte in Giappone 1868-1945” è una mostra organizzata a Roma presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna fino al 5 maggio. In occasione del cinquantesimo anniversario della nascita dell’Istituto Giapponese di Cultura in Roma è stata concepita un’iniziativa volta a tratteggiare le espressioni artistiche sviluppatesi durante il periodo intercorso fra la restaurazione dell’Imperatore Meiji e la fine della seconda guerra mondiale. Il rapporto insieme polemico e dialettico fra modernità e tradizione trova il suo culmine in una fase storica in cui la potente identità nazionalista giapponese si trova costretta a rinunciare alla natura divina del proprio imperatore.
L’arte è testimone d’eccellenza delle dinamiche indicate. L’esposizione presenta una selezione di alto livello qualitativo di opere che rielaborano lo spirito della tradizione nel rapporto con le emergenze del presente: i kakemono, dipinti su rotoli verticali di carta o di seta, i magnifici paraventi che decoravano gli interni delle case giapponesi, insieme a lacche, ceramiche, tessuti, kimono, vasi e intagli in legno delineano un percorso nell’arte che è insieme una scoperta dell’ interiorità di ciascuno.

Luca Siniscalco

“Sull’estetica giapponese” di Donald Richie, Lindau, 2009, 70 pp.
“Arte e pensiero in Giappone. Corpo, immagine, gesto” di Marcello Ghilardi, Mimesis, 2011, 305 pp.


Potrebbe interessarti anche