La guerra (musicale) in Siria

Rossana Miranda
3 settembre 2013

Omar Offendum

L’arte, si sa, è un modo di rappresentare la realtà e di trasformarla. E la Siria non fa eccezione.
In questi ultimi due anni la quotidianità del paese è stata segnata da scontri, attentati, bombe e morte, e le manifestazioni culturali – dalla musica alla fotografia – oggi fanno i conti con il conflitto in corso.

Ma la guerra tra l’esercito di Assad e le milizie ribelli si svolge anche a colpi di canzoni e hip hop. “Dai Bashar, vattene via. Al diavolo te e il tuo discorso” è il ritornello di una melodia folkloristica che è diventata un vero tormentone musicale in Siria – ovviamente come inno dei ribelli durante i primi mesi del conflitto.
L’autore e interprete si chiama Ibrahim Qashoush, ora ricordato come “l’usignolo della rivoluzione”: a luglio del 2011 Qashoush è stato infatti trovato morto in un fiume ad Hamas. In un servizio della Bbc, che apre con la storia dell’autore di “Dai Bashar”, alcuni testimoni raccontano che uomini dell’esercito siriano lo hanno sequestrato e ucciso tagliandogli la gola.

Ma nella guerra musicale in Siria non tutte sono storie di cantanti popolari sgozzati. Ci sono anche melodie in sostegno di Assad e rapper oppositori che continuano a cantare nonostante la paura. Ogni banda ha un leader, uno stile e un pubblico. Sempre giovane.

Omar Offendum è uno di loro. Riconosciuto rapper sirio-americano, questo giovane ha usato alcuni versi della canzone di Qashoush per il tema “#Syria” nel quale vengono usate frasi come “questi versi uniranno le masse” e “ho il sogno che cada il regime”. Alla rivista americana “Vice”, Offendum ha detto che “la scena dell’hip hop in Siria è settaria quanto la sua politica, e il governo ascolta tutto quello che si sente”.

Molto conosciuto è anche il rapper Murder Eyez, nativo di Aleppo ma ora residente in Egitto. Il video di una sua canzone, “Revolucion”, nel quale si vedono immagini di proteste e scontri, ha avuto migliaia di visite su Youtube. “La musica è un’arma potente per cambiare i concetti della comunità e mandare dei messaggi agli intermediari”, ha detto Eyez alla Bbc.

Una certezza della quale è consapevole il regime di Assad. Per questo ci sono anche cantanti che esprimono attraverso le melodie il sostegno del presidente siriano. Il più popolare è Eslam Jawaad, di origine libanesi: ha 35 anni e non c’è presentazione nella quale non indossi una maglietta con la faccia del contestato leader. In arabo Assad significa “leone” e una delle canzoni di Jawaad dice :“sei siriano/mantieni la fronte in alto /i veri uomini della resistenza anti-Israele si mantengono nel covo del leone”.

“Good Morning Syria” del cantante Ali al Deek è un altro tema pro-Assad: nel video si vedono immagini degli scontri militari del 2011 e si festeggia la bellezza e la pace della Siria.

Ma ovviamente, mentre le canzoni delle voci che si oppongono al regime si trovano solo su Internet, quelle a favore del governo sono trasmesse dai media locali. Come ha detto Murder Eyez: la musica è un arma potente, che non solo rappresenta la realtà, ma può anche trasformarla. Soprattutto in tempi di guerra.

Rossana Miranda

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