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La Juve non è pronta per una grande Champions

Riccardo Signori
9 gennaio 2017
Pipita Higuain

Pipita Higuain

Mezza Italia ha già chiuso il  campionato. La classifica delle prime sette squadre (Juve, Roma, Napoli, Lazio, Milan, Atalanta, Inter),  alla fine del girone di andata, dice che solo cinque città rimangono in piedi per giocarsi qualcosa che conta. L’Inter a quota 33 punti può ancora sperare in un posto in Europa, più sotto non proprio. In coda Palermo, Pescara e Crotone si stanno inabissando. Le altre squadra saranno solo damigelle di corte, utili alla regolarità del campionato e poco più.
Diciamolo: con una serie A di questo genere non c’è da divertirsi. Le prime sette squadre della classifica hanno ripreso il cammino vincendo tutte e scavando un solco con le altre,che pi né l’unica dote e dotazione comune. La Juve e l’Atalanta si sono sbarazzate in fretta degli avversari, le altre hanno faticato fino all’ultimo respiro. La Juve ha dimostrato che si può perdere la Supercoppa, non la testa per vincere il campionato. Roma e Napoli ansimano faticosamente alle sue spalle. Il Milan è sempre sul filo dell’esserci o non esserci. L’Inter non perde il pregio del far spettacolo e il suo mercato cinese risponde con tanta fame: la partita di Udine all’ora di pranzo ha scatenato il twitter locale con 450mila post.
Questo seguito, riconosciuto all’Inter “cinese”, è l’unico segnale di vera internazionalità del nostro pallone, l’idea che la seria A tiri anche all’estero. Poi ci sarebbero Champions ed Europa league, ma qui bisogna giocarsela sul campo ed è più difficile. E  parla il campionato. Juve e Napoli sono pronte per la Champions? Non ancora, forse non del tutto. Il nostro campionato è tatticamente eccellente, ma nel resto fiacco, flaccidino. Il Napoli ha il miglior alibi, comunque vada nessuno potrà lamentarsi: giocarsela con il Real Madrid ti permette tutto. Vincere e sarebbe un successone, perdere e non sarebbe un insuccesso.
Peggio per la Juve che, invece, non può soltanto mirare alla leggenda (copyright Allegri) con il sesto scudetto consecutivo, ma deve cercare di arrivare almeno in semifinale. Uscire prima sarebbe un fallimento per le sue ambizioni ed anche per il nostro calcio. Per Allegri, poi, sarebbe un disastro. Vero che sta studiando l’inglese, ma oggi conta il suo calcio italiano. I biancoenri, contro il Bologna, hanno battuto il record di Conte nel numero di vittorie consecutive allo Stadium: è arrivata a 26. Sempre con Allegri, la squadra è arrivata ad una finale di Champions. Mentre, con Conte, aveva raggranellato mezze figure europee, quando non erano figuracce.

Carlos Tevez

Carlos Tevez

Ma ora viene il difficile davvero: questa Juve non sembra attrezzata per stare tranquilla in Europa, per puntare con giusta ambizione alla semifinale almeno. La compagnia del Pipita Higuain, non è il gruppo d’assalto che stava con Carlos Tevez e tenori assortiti. Difesa sempre solida , d’accordo. L’attacco attende un completo risveglio di Paul Dybala. Miralem Pjanic è ancora nel limbo del’incompreso, nonostante stia migliorando le sue prestazioni. Però il centrocampo segnala sempre debolezze, manca qualcosa, non può essere Tomas Rincon l’unico rinforzo invernale. Il giocatore venezuelano,acquistato dal Genoa, sarà pur definito “generale” ma qui è un gregario. E, in Champions, i gregari servono. I giocatori di alta qualità molto di più.
Ecco,il 2017 si è iniziato nel segno di un Juve sempre decisa e prepotente, ma con un gioco che non lascia tranquilli i tifosi ed una idea di rinforzo che non aiuta né Allegri né la squadra nella difficile via che porta ai piani alti in Europa. Se la Signora non trova un centrocampista con più sostanza e qualità, non occorre una stella, c’è il rischio che abbia sprecato anche l’acquisto di Higuain. Per vincere il campionato le bastavano Milik o Pavoletti, insieme a Mandzukic e Dybala. Il Napoli li possiede entrambi, ma non è la Juve. E , alla Juve, si chiede di entrare nelle grandi d’Europa, al Napoli nemmeno lo scudetto.
Questo fa la differenza tra chi deve essere grande squadra e chi si limita a giocar bene. Meglio vincere e giocar male che giocar bene e pensare solo al secondo posto.


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