Arte

La luce della conoscenza: Lux in arcana

staff
24 marzo 2012

Il Dictatus Papae di Gregorio VII, la bolla di deposizione di Federico II, la lettera dei membri del Parlamento inglese a Clemente VII sulla causa matrimoniale di Enrico VIII, gli atti del processo a Galileo Galilei, la lettera su seta dell’imperatrice Elena di Cina e la lettera su corteccia di betulla scritta dagli indiani d’America a Leone XIII. Quale fattore accomuna i documenti appena citati?
La risposta è univoca ed affascinante: l’appartenenza agli archivi segreti del Vaticano.
Il materiale ivi raccolto, circondato da un’atmosfera misteriosa, suggestiva in un immaginario collettivo pervasivamente influenzato dalla discutibile produzione alla Dan Bown, si rivela per la prima volta al pubblico. Scelta indubbiamente strategica in un periodo segnato da vicende difficili  per la Chiesa Cattolica, a cui quest’atto di trasparenza e di politica culturale non può che giovare.
La mostra “Lux in arcana”, ideata in occasione del IV Centenario dalla fondazione dell’Archivio Segreto Vaticano – in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali e Zètema Progetto Cultura – si prefigge pertanto di rendere accessibile al grande pubblico, sino al 9 settembre 2012, un’ ampia serie di importanti testimonianze artistiche, ma ancor prima storiche, religiose e politiche. Sono ben cento i documenti selezionati da un campione vastissimo: basti pensare che la documentazione conservata negli Archivi copre un arco cronologico di circa dodici secoli (sec. VIII-XX) e si estende, articolata in oltre 600 fondi archivistici, per 85 km lineari di scaffalature.
Vi è dunque una seconda finalità inscritta nel progetto: la volontà di spiegare l’origine, la storia ed il funzionamento dell’Archivio dei Papi. Ecco che a tal proposito, nell’ ultima parte del percorso, vengono approfondite le attività dell’ Archivio segreto: dal restauro dei sigilli a quello dei libri, dalla fotoriproduzione digitale al lavoro degli archivisti.
Secondo una prassi invalsa a partire dal 1924, il Papa concede l’accesso alla documentazione «per pontificato»: attualmente il limite cronologico alla consultabilità è posto alla fine del pontificato di Pio XI (febbraio 1939). In deroga a questa consuetudine, Paolo VI, fin dalla chiusura dei lavori conciliari nel 1965, rese accessibile agli studiosi l’Archivio del Concilio Vaticano II (1962-1965) e, da ultimo, Giovanni Paolo II ha aperto alla consultazione il fondo Ufficio Informazioni Vaticano, Prigionieri di Guerra (1939-1947).
I documenti relativi al “periodo chiuso” sono esposti per espressa autorizzazione della Segreteria di Stato di Benedetto XVI. Grazie a tale concessione i visitatori godono dell’opportunità di entrare a contatto con testimonianze storiche di incredibile rilevanza insieme documentaria ed emotiva: si tratta delle carte della Commissione Soccorsi relative alla Seconda Guerra Mondiale. Pagine drammatiche riecheggiano le vicende di un Conflitto che con scontri e violenze diffuse colpì tanto a livello spirituale che materiale il Vaticano stesso.
Una mostra dunque da non perdere se, imbracciata la fiaccola del sapere, si è in cerca dei tasselli di una verità storica a cui ci si può soltanto approssimare in una inesausta tensione conoscitiva a cui gli Archivi Vaticani non possono che fornire stimoli nuovi.

 

Luca Siniscalco


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