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La magia del foulard

staff
13 giugno 2012

Come si fa a proporsi  più chic e creative che mai  in questa capricciosa primavera? Basta indossare o meglio… interpretare un bel foulard! Ricco di giochi di trame, di decori, di colorate fantasie, il quadrato setoso è  da sempre espressione di eleganza e ricercatezza,  un corollario moda talmente eclettico da prestarsi  ad usi svariati. Complici i suggerimenti di stilisti, Grandi Firme e relative passerelle che lo hanno  eletto accessorio dell’anno, irrinunciabile must have della bella stagione annunciata. Ed è subito profumo d’estate messo a mo’ di fascia tra i capelli o in vaporoso abbraccio che circonda le spalle. Oppure stretto in vita come una esotica cintura obi o annodato alla borsetta, quando non crea un sexy top, una sinuosa gonna sarong, una bandana rock… Via libera alla  fantasia per viverlo in modo personale, dalla saggia versione classica a quella più all’avanguardia e maliziosa.
Indimenticabile il foulard sfoggiato da Grace Kelly, svolazzante intorno al collo durante la famosa corsa in auto di “Caccia al ladro, accompagnata da uno estasiato Cary Grant! Quanto al suo legame con dive e divine basti ricordare Audrey Hepburn che negli anni Sessanta lo annodava in una ciocca bon ton adeguata alla principessa di “Vacanze romane”, mentre in “Sciarada” lo portava legato sotto il mento, come del resto faceva Brigitte Bardot a Saint Tropez, abbinandolo agli immancabili occhialoni scuri. Che dire poi di Jackie O, indelebile icona di stile che del foulard avvoltolato intorno  al capo fece il suo tratto distintivo? Più tardi arriverà Sharon Stone ad usarlo come manette in “ Basic Instint” e per Madonna in  “Travolti dal destino”diventerà un cappio fatale…
Camaleontico e burlone, sensibile ad ogni brezza d’aria, il foulard, come lo conosciamo oggi, nasce nel 1937 per mano di Emile Hermés, che inventa il carré di seta ispirandosi al “mouchoir de coi”, il fazzoletto da collo dei soldati. Ci vogliono la bellezza di 4 Km di filo per crearne un prototipo  e in questi 75 anni sono state inventate e commercializzate ben  950 stampe differenti. Ed è con il dopoguerra nel 1948 che Hermés inizierà a produrre gli esclusivi e preziosissimi carré (cm 90×90), nel contempo il foulard diventa voce importante anche nel prestigio di altre griffe affermate: in Francia le celebri Dior, Saint Laurent, Chanel, Givenchy, Louis Vuitton… In Italia nomi antesignani del foulard sono stati Gucci, Ferragamo, Valentino, Emilio Pucci e Roberta di Camerino, apripista di quel gran seguito di stilisti e creativi d’alto bordo da Mila Shön a Versace, da Armani a Ferrè e così via.

Dal focale al foulat
La sua storia e le sue origini si perdono però nella notte dei tempi visto che appare nelle sculture cinesi della antichissima dinastia Chu. Pure le statue di terracotta raffiguranti l’esercito dell’Imperatore Qin Shihuang ci ricordano come già nel III secolo a. C.la divisa comprendesse una specie di morbida sciarpa. Ad Occidente è la Colonna Traiana del II secolo d.C. a raccontarci che i soldati romani si proteggevano la gola con il “focale”, usato pure dalle matrone. Secondo Catullo i foulard, che oggi definiremo di lusso,  venivano importati dalla Spagna e da semplice protezione passeranno ad essere indicatori di un determinato status sociale. Già nel Quattrocento le donne sposate erano solite, durante i riti religiosi, coprirsi il capo con un telo quadrato. Nel Rinascimento i fazzoletti piacevano molto anche alle popolane, sia in Europa che in Oriente, li usavano nei campi per raccogliere la capigliatura e ripararsi, ma anche per vezzo, tant’è che il “foulard” trionfa nei costumi tradizionali. Ben presto se ne produssero di raffinati e decorati da fili d’oro per esaltare la bellezza del volto delle dame. Con lo stesso scopo il fazzoletto da testa si mise anche al collo, magari per velare una scollatura un po’ sfacciata. Tuttavia secondo alcuni studiosi del costume il foulard per eccellenza trae ispirazione da quello usato dai soldati di Napoleone. Che si trattasse a quei tempi anche di un accessorio maschile lo dimostrano alcuni scritti dell’Ottocento sostenenti che un giovanotto elegante doveva sempre avere a portata di mano un fazzoletto(fazzolettone) per vari usi. Quadrato, in lino o in cotone, talvolta ricamato, solitamente bianco, ma pure colorato e  stampato a disegni paisley (quelli delle originali sciarpe del Kashmir), doveva accordarsi con la cravatta. L’accessorio “maschile” piacerà da impazzire alle suffragette dei primi decenni del secolo scorso anche se la sua patria rimane però la Provenza francese e precisamente Lione, dove un produttore di selleria e accessori per l’equitazione ne intuì la magia e ne consacrò l’utilizzo, diventato poi una filosofia estetica. Quella di Hermés, ma non l’avevo già detto? Anche etimologicamente parlando la parola foulard rivela le sue radici d’oltralpe, nascendo dal termine provenzale “foulat”, letteralmente “follare”, antico metodo usato per il finissaggio dei panni.

Dinamici ed estemporanei
Senza mai essere passato davvero di moda, riecco che il foulard è di grande tendenza, spesso in stupende riedizioni (limitate) di esemplari  del passato. E’ il caso del prototipo “Flora”, una delle più amate icone di Gucci, nato nel 1966 su commissione speciale per la Principessa Grace di Monaco, disegnato dal rinomato illustratore Vittorio Accornero. Il più lussureggiante e rigoglioso giardino riprodotto su seta, che si fosse mai visto, torna a risplendere grazie all’intuizione e all’estro creativo di Frida Giannini, art director della Maison. Moderni ed ironici, densi di colore e pieni di sorprese sono i foulard creati da Gentucca Bini per Mantero, uno dei più illustri setifici comaschi. Uno sguardo ai libri antichi ed agli archivi, uno alle geometrie optical ed un altro alla natura selvaggia: la giovane designer milanese elabora e mescola tutto per dar vita a quadri dalle stampe e dai texture unici da far scivolare e annodare sul corpo così come piace. Ci sono poi gli esemplari “Souvenir d’Italie” di Frankie Morello,  vere e proprie cartoline d’epoca del Bel Paese su quadrati di raso e seta, che compongono una ironica couture. I famosi  monumenti-simbolo delle città sono portati a spasso su gonne a ruota, camicie annodate sotto il seno o fluttuanti caban su calzoncini ciclisti. Tanto per unire i ricordi degli anni Cinquanta ad un dinamico glamour d’avanguardia. Dinamici ed estemporanei anche i foulard-scialli di Missoni che, oltre a mitigare le scollature, compongono abiti danzanti dalle costruzioni sghembe, asimmetriche, fluttuanti e maliziosamente rivelatrici, giacché flirtano con la sinuosità delle curve, regalando spontaneità e colorato divertimento. Sofisticati e primitivi, nel contempo, i bijoux, collane e bracciali, creati da Philipp Plein con foulard stampa leopardo mescolata a fiori stelle  e arrotolati a torchon, sono chiusi da un piccolo teschio imbrillantato quale  clip-gioiello. Le stesse stampe esclusive appaiono sui tubini ispirati all’alta moda parigina dei ’60 e ’70. Scattanti foulard assemblati e declinati in lunghi, infiniti abiti  tutti balze e arricciature, genere gipsy per D&G. L’importante è abbinarli  a zoccoloni altissimi o, al contrario a infradito rasoterra, tintinnanti di monetine porta fortuna. Infine la bella estate vacanziera indossa uno swimsuit di Parah, un intero dall’essenziale  linea olimpionica o un bikini a fascia dai colori pieni di energia e voglia di sole e di mare. Però il costume si tramuta presto in un abito passepartout per via di grandi foulard in voile annodati intorno  con humour e fantasia. Intanto esemplari più piccoli completano i sandaletti intrecciandosi alla schiava o alla caviglia. Un accessorio utile pure come charm o magari come lega capelli o quant’altro.  Un mondo di suggestioni magiche.

Marisa Gorza


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