Musica

La pazzia di “Lucia di Lammermoor” conquista La Scala

Elsa Galasio
4 febbraio 2014

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Un lui, una lei, un grande amore che li unisce e qualcosa o qualcuno che ostacola la loro passione, fino al drammatico epilogo. É questo il soggetto principale dell’opera ottocentesca, una regola quasi sempre rispettata e che non fa eccezione per Gaetano Donizetti e la sua Lucia di Lammermoor, in scena dall’1 Febbraio al Teatro alla Scala.

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Scritta in brevissimo tempo dal compositore bergamasco, l’opera è ispirata al celebre romanzo storico “The bride of Lammermoor” di Walter Scott, che racconta la triste vicenda, realmente accaduta, di due amanti appartenenti a famiglie in contrasto. É immediato il riferimento all’appassionante tragedia shakespeariana che contrapponeva Capuleti e Montecchi a discapito dell’amore immortale di Romeo e Giulietta, ma questa volta i due protagonisti, Lucia ed Edgardo, cadono nell’imbroglio architettato dalla famiglia Ashton, a cui la giovane appartiene.

Lucia

Lucia non finge di morire, muore davvero, sconvolta per la perdita del suo Edgardo, in preda ai sensi di colpa per non aver mantenuto una promessa di fede immortale al suo amato che, appresa la notizia e resosi conto di aver preso un abbaglio, la segue nel suo destino di morte.

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Il teatro milanese, che ci aveva lasciati con il dramma verista “Cavalleria rusticana”, riapre il sipario presentando al pubblico un “must” della produzione operistica ottocentesca; tutti la conoscono soprattutto per i virtuosismi vocali da vera circense che caratterizzano la parte di Lucia, interpretata egregiamente dal soprano russo Albina Shagimuratova. Non meno virtuoso è il canto di Edgardo che chiude l’opera con la sua aria di disperazione e riconciliazione allo spirito di Lucia e che ha visto protagonista la splendida voce e il magnetico carisma di Vittorio Grigolo, uno dei tenori italiani più promettenti del panorama lirico attuale.

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La regia di Mary Zimmermann e le scene di Daniel Ostling ben s’intrecciano con la trama e con il tema della pazzia di Lucia sempre presente nell’opera: una grande luna fa da sfondo all’aria di follia che accompagna la morte della protagonista in una scena dove tutto sembra immobile e fisso in netto contrasto con i vocalizzi di spavento e di schizofrenia alternati alle melodie dolci e languide della primadonna dedicate all’amato.

Dirige l’orchestra il direttore italiano Pier Giorgio Morandi, che nel suo passato vanta il posto di primo oboista proprio nell’orchestra del Teatro alla Scala e che quindi gode di una forte sintonia con i professori musicisti della stessa.

Lucia di Lammermoor sarà in scena al teatro scaligero dall’1 al 28 febbraio.

Elsa Galasio


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