Leggere insieme

La piccola grande guerra

Marina Petruzio
9 aprile 2015

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Se c’è un modo soave ma al tempo stesso incisivo per raccontar chi sono quegli uomini che al fronte combatto una guerra e che cos’è una guerra, ecco, Sebastiano Ruiz Mignone lo ha trovato e con David Pintor lo hanno raccontato, ognuno a suo modo, ne La piccola grande guerra, edito da Lapis edizioni nella collana Lapislazzuli, in un albo illustrato per bambini.

La campagna è quella di tanti paesi, non di un luogo specifico, quella bella campagna che piega in dolci colline, di cipressi e faggi e aceri che in autunno, alla luce del tramonto, scaldano con i loro colori quell’aria in rapido cambiamento, quel divenire marrone dell’inverno.
La casa è quella tipica casa, solida, dai muri spessi che se anche fuori c’è caldo dentro è fresco e ombroso e il pavimento di cotto gela i piedi che hanno corso nei prati sino ad un attimo prima. Di rossi cupi e ocra. Sono quelle case che catturano i suoni dell’infanzia.
Quei posti sereni dentro e fuori dove si cresce bambini.
Rientrando dopo anni si può ancora vedervi il papà seduto sulla sua poltrona intento a leggere o scrivere o solo ad aspettare.
Ricordi? 
Tu sei quel bambino. Quel bambino che gioca e quello seduto in poltrona è il tuo papà.
Tu sei Andrea e il tuo papà lo chiami Walter.
Forse ancora non lo sai, ma il tuo papà sta partendo, parte per il fronte, per combattere una guerra non sua accanto a tanti altri papà, al di qua e al di là dei propri confini.
Prima di partire questo papà regala al suo bimbo una scatola di soldatini, è forse Natale, la mamma regala a lui una cravatta, rossa a pallini bianchi, a lui che indossa sempre un farfallino! Eppure quella cravatta diventerà il fil rouge che al fronte terrà come a casa, unito, Walter a sua moglie e al suo bambino.

Le trincee di tutte le guerre sono luoghi scavati nella terra, umidi e freddi, popolati da insetti e topi dove il grigio dei sacchi di sabbia si confonde con le pietre e con i topi e dove il legno della massicciata sta a metà tra il grigio dei sacchi e delle pietre e la terra che secca si fa polverosa e dove il fango amalgama ogni cosa se piove o fa freddo.
In quella trincea marrone di fumo e fango, gli uomini son tutti uguali, i loro occhi spaventati, quell’espressione sgomenta di quei perchè mai detti, e nella testa casa, e Andrea in bicicletta, quella bicicletta rossa sempre troppo grande, così cara a Pintor, Andrea che legge, che si arrampica su un albero, che gioca a nascondino e fa cucù dal taschino. Andrea che è tutti quei bambini lasciati a casa, tutti uguali.
Ogni soldato un papà.
Così Andrea che gioca alla guerra capirà che la guerra non è un gioco e che il suo papà non è un soldatino di stagno, anche se uno, nella sua scatola, gli somiglia proprio tanto, il papà è una persona che rischia la propria vita assieme ai papà di tanti altri bambini come lui.
Andrea non lascerà che la palla-bomba colpisca il suo soldatino preferito nè gli altri, i bambini odiano la violenza e amano giocare liberi. E come in una profezia il suo gesto riporterà a casa il suo papà dopo molto, infinito, tempo.

La guerra ha distrutto gli alberi del viale che porta a casa, solo uno segna ancora lo scorrere del tempo e delle stagioni.
Una piccola storia che è una poesia a lieto fine, contro ogni tipo di guerra e di sopraffazione, che contiene tanti interrogativi e tante riflessioni, un albo illustrato ed un messaggio preziosi.

Marina Petruzio

La Piccola Grande Guerra
di Sebastiano Ruiz Mignone
Illustrato da David Pintor
Ed.: Lapis edizioni
Collana: Lapislazzuli
Euro: 14,50
Età di lettura: dai 4 ai 99 anni


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