Leggere insieme

La Piscina

Marina Petruzio
22 giugno 2015

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La Piscina è il primo albo senza età e senza parole di Ji Hyeon Lee, illustratrice coreana, da Orecchio Acerbo.

Il racconto inizia dalla copertina: se l’occhio cade lì non riuscirà più ad andarsene, se l’albo è senza parole le “figure” chiamano con una voce argentina, gentile ed assolutamente irresistibile. È così che vi resterà in mano.
Il viso tondo di un bambino tratteggiato a matita, ombreggiato da tratti veloci, a volte impercettibili a colmare il bianco, altre pastosi ad affermare il nero, di chi la matita la usa con sapienza. Una cuffia da bagno in lattice bianca e degli occhialini tondi che poco ricordano quelli che si usano in acqua, piuttosto sembrano piccoli occhiali da vista, quelli che conferiscono notoriamente un aspetto tra il saggio sapiente e il mago ad ogni bambino che li indossa. Bocca sottile piegata nel mezzo sorriso di chi sta seguendo il sogno dei suoi pensieri, dietro le lenti di quegli occhiali, un mondo azzurro colorato da fantastici pesci e bollicine di ossigeno.
È così che lo incontriamo la prima volta, prima di abbassarci all’altezza dei suoi occhialini e chiedergli cosa sta pensando, prima di essere trascinati nelle mille acrobazie acquatiche – immersioni piroette slanci a volo d’angelo capriole – di chi nell’acqua c’è nato, non la teme e vi si diverte tanto da vederci mondi…

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Proseguendo l’ambiente è rarefatto, sottile, i bianchi sono colorati, rotondi morbidi mai naturali tanto meno squillanti, il nero ha un tono gentile mai impositivo, il colore quando c’è è dato a matita colorata, piatto e morbido, come se gli si lasciasse volontà di insinuarsi da solo nella grana della carta.
Il ritmo è dato da pieni e vuoti, in doppie pagine dove spesso leggiamo solo un particolare o il vuoto del bianco colorato della pagina ed anche dal continuo porci vicini al bambino, come per osservarlo per poi allontanarci per poter dare un contorno, un’ambientazione definita spesso anche solo dal perimetro di una vasca piena d’acqua e dal bambino che guarda in attesa chissà, forse, di potersi tuffare in una danza di vicini e lontano, di sopra e di sotto.

Un bambino si accinge a tuffarsi in acqua: di una piscina solo perché ne vediamo il perimetro, del mare perché ne percepiamo la profondità l’ampiezza, la potenza.
Esitante si intrattiene sul bordo. Pensoso, solitario e fermo osserva l’acqua. Un’orda di bagnanti vocianti, panciuti ed accessoriatissimi, troppo per una piscina, fa capolino dal lato alto della pagina. E si tuffa senza schizzi, riempiendo l’acqua che resta immobile, quasi stesse giudicando quel terribile modo di comportarsi di taluni grandi che non si fermano mai e che invado spazi e aria senza pensare, senza guardare. Solo l’elemento naturale ha un colore, il resto resta tratteggiato inesorabilmente in nero. Nessuno sembra felice in quella situazione disperata, dove crearsi un varco sembra impossibile, eppure basta un tuffo deciso di testa ad occhi chiusi per spostare l’acqua, creare bolle d’ossigeno, scendere e lentamente riaprire gli occhi ed accorgersi che il mondo ora è colorato, ci si può incontrare e dare inizio ad un gioco, entrare in un mondo fantastico popolato da creature immaginarie, fatto di incontri mozzafiato che solo in superficie, tolti occhialini e cuffia, con le gote rosse per il tanto nuotare ed immaginare, diventerà nel silenzio di un sorriso, amicizia.

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Un bambino si accinge a tuffarsi. È pensoso, si attarda sul bordo di quella che ha l’aria di essere una piscina ma è il mare, non si entra in piscina col canotto, sarebbe maleducato! Siamo tutti in attesa, le ipotesi sono molteplici: è triste, forse non sa nuotare, osserva Sophie, ma non ha i braccioli né il salvagente per cui deve saper nuotare, sottolinea Sofia; non può tuffarsi perché non sa se l’acqua è fredda, ride Francesco. È una piscina ma un pesce saltando ha creato un gorgo, sempre Francesco che con la sua parlata lenta e resa rotonda da una erre birichina porta i nostri occhi da sinistra alla pagina di destra. Non è un pesce qualcuno si è tuffato!, è ancora Sophie la precisa. È una piscina, non vedi, ha i bordi!, Lupo per una volta terreno. All’unisono gli occhi puntati su quest’albo che in questa giornata dolcemente calda sotto gli alberi del parco rende tutti più quieti, senza quei segni neri così dominanti sull’illustrazione. Possiamo prenderci del tempo per disquisire, raccontare a nostro modo, farci un’idea e confrontarla, ridere e provare a nominare i pesci fantastici (il pesce trapano, il pesce cannuccia che risucchia le dita, i coralli del polpo! osserva felice Sophie), le creature di questi abissi immaginari, che colorati come se fossero fanciulli rendono famigliare e noto questo mondo sommerso dove tutto è possibile, anche la bellezza dello stupore di bocche aperte (sott’acqua? Ma entra tutta l’acqua in bocca!) alla vista di quel gigante buono morbidamente bianco e peloso. Impossibile eppure così vero il suo occhio e quel mezzo sorriso, che gli si legge tra i denti acuminati, quando incontra lo sguardo dei bambini…

Quando chiudo un silent ho sempre la stessa sensazione: quella di aver rimparato a leggere.

Grazie a SofiaGrace, a “Sofiorco”, a Sophie, a Francesco, Agnese, Tommaso, Tobia, Eva, Lapo, Elio, Lupo, Matteo per averlo letto insieme, a modo loro.

Marina Petruzio

La Piscina
di ed illustrato da Ji Hyeon Lee
Tradotto: Andrea De Benedettis
Ed.: Orecchio Acerbo
www.orecchioacerbo.com
Euro: 15,90
Età di lettura: da 0 a 99 anni!


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