Musica

La potenza del Don Carlo verdiano colpisce anche a Berlino

staff
5 novembre 2012

Il cartellone della Staatsoper Unter den Linden di Berlino è quanto mai ricco di opere di grande livello. La direzione del teatro non si fa frenare dal temporaneo trasferimento delle rappresentazioni nello Schiller Theater a causa delle ristrutturazioni in corso nella sede storica. Il pubblico continua ad essere ben nutrito e quanto mai partecipe alla magia della lirica. E’ davvero una grande emozione essere in platea per ascoltare le note del Don Carlo verdiano, sedendo in un’atmosfera partecipe, in cui ciascuno è ben attento a non  generare alcun rumore per non perdersi neanche un dettaglio di ciò che sta accadendo sul palcoscenico, ma allo stesso tempo si slancia in applausi a scena aperte sulle arie più note.

La produzione dell’opera, nella versione italiana in 4 atti, non è una novità di quest’anno, ma continua a far parlare di sé, con opinioni spesso contrastanti. Impossibile non rimanere colpiti dalla scelta registica di Philipp Himmelmann, che si distanzia da un’ambientazione storica per rendere i conflitti di potere che emergono dall’opera in una chiave allo stesso tempo moderna e senza tempo. Questa scelta è sottolineata dalle scenografie assolutamente neutre di Johannes Leiacker, fatte di pannelli scorrevoli nei colori del bianco e del nero e di un lungo tavolo che non abbandona mai il centro della scena, luogo intorno a cui si avvicendano progressivamente tutti i personaggi. Anche i costumi di Klaus Bruns mostrano un’eleganza senza tempo, non senza qualche accento ironico; basta pensare al Grande Inquisitore, che sopra a una perfetta veste cardinalizia indossa degli occhiali da sole di foggia moderna; o al personaggio della principessa Eboli, che appare come una virago in tenuta da agente segreto, con tanto di tacchi a spillo e pistola nel fodero.

Il cast di cantanti accosta grandi nomi della scena internazionale. Nel difficile e contraddittorio ruolo di Filippo II, tiranno ma servo del potere, spietato ma sofferente per l’amore non corrisposto di Elisabeth di Valois, c’è René Pape, che dimostra di padroneggiare perfettamente la parte, sia negli aspetti vocali che in quelli scenici. Don Carlo è invece Fabio Sartori, l’unico italiano, che si distingue per una voce cristallina e squillante. Il difficile ruolo di Eboli, che richiede una natura vocale di grande potenza, è affidato a Ekaterina Gubanova, che ha senz’altro tutta l’energia e la presenza scenica necessarie a sostenere la parte. Elisabeth, forse il personaggio più lineare della storia, è impersonata dal soprano georgiano Tamar Iveri. Il Marchese di Posa, che si direbbe a tratti protagonista dell’opera per la sua presenza in scena pressoché costante, è il messicano Alfredo Daza, la cui morte in scena per mano dei sicari del Grande Inquisitore è estremamente toccante. Un grande cast quindi, all’altezza di quella che è senz’altro una delle opere più intense e significative di Verdi.

L’allestimento, che ha la direzione musicale di Massimo Zanetti, è in scena fino al 10 Novembre.

Eva Marti


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