Il mio punto di vista

La Prima della Scala vista per noi da Gabriella Dompé

Gabriella Magnoni Dompé
8 dicembre 2011


La Prima alla Scala riserva sempre qualche emozione, anche ai suoi affezionati habitué.
Faccio il mio ingresso nel mondo sofisticato e accogliente della Scala indossando un abito di Ferré color champagne, con stola rossa rubino in visone effetto velluto per riprendere, come sempre, il tema dell’opera. Un’altra delle mie attenzioni è quella all’italianità del mio vestire, per cui l’abito è stato completamente rivisitato da Liborio Capizzi, storico braccio destro di Ferré.
Intorno a me, vestiti meravigliosi, poca eccentricità per un ritorno al bello vero, sobrio, elegante, in una Scala in ghingheri e in cui aleggiava un clima di ritrovata fiducia. Si respirava un fermento da cinque giornate, da nuovo Risorgimento: ho avvertito chiaramente la volontà diffusa di un cambiamento positivo – in molti, anche al dopo Scala, parlavano di nuove iniziative culturali –, mentre l’attenzione di tutti era diretta verso la situazione italiana. La Prima di ieri è stata davvero, e giustamente, una Prima nazionale, riflessiva sulla nostra realtà attuale: un’occasione per discutere ed esprimere l’interessamento comune e ardente per il nostro Paese, senza che i membri del Governo presenziassero in modo ingombrante.
E finalmente, ecco la rappresentazione: un Don Giovanni sublime, che si merita dal primo all’ultimo gli infiniti applausi che lo hanno omaggiato. Dalle scenografie ai costumi, meravigliosi, agli interpreti eccellenti, la Prima di ieri è stata anche migliore di quelle che la hanno preceduta. La scelta stessa dell’opera si è rivelata essere molto azzeccata: il libertino ingannatore e punito offre molti spunti di riflessione attuali; la rappresentazione ha estratto e riproposto al meglio la modernità di Mozart. Unica pecca, la durata degli atti: sarebbe stato forse meglio adattare l’opera a tre atti, invece che a due molto lunghi.
Infine, il dopo Scala si è sdoppiato, rappresentando le due anime dell’evento: al Circolo del Giardino si svolge la parte più istituzionale, al Baretto quella più mondana, dove si ha modo di discutere di moda, imprenditoria, televisione, con l’immancabile Marta Marzotto e molti altri volti noti.
La serata è stata a mio avviso ottima: tirando le somme, le darei come voto un 8. Non per l’opera in sé, quanto per la serata in generale; per arrivare a un eccellente 10 bisognerebbe rendere la Prima un vero e proprio evento di portata globale, con il Governo che ospita istituzioni internazionali e gli stilisti che invitano testimonial – sarebbe inoltre necessario anche in prospettiva dell’Expo. Abbiamo tra le mani una ricchezza invidiata a livello internazionale: dovremmo renderlo un vero e proprio red carpet su modello degli Oscar.
Dal momento che i veri melomani non vanno alla Prima, non si farebbe un torto a nessuno puntando sulla mondanità dell’evento.

 

Gabriella Dompé

 

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