Arte

La Reconquista degli Etruschi

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19 maggio 2012

A mezzo secolo di distanza dalla sua ultima apparizione piemontese, il popolo etrusco riapproda nella regione sabauda grazie ad una mostra prestigiosa ed affascinante. “Etruschi: l’ideale eroico e il vino lucente”, aperta al pubblico sino al 15 luglio 2012 presso il Palazzo Mazzetti di Asti, espone 300 reperti, in molti casi inediti, provenienti dai Musei Vaticani e dalle principali raccolte archeologiche italiane, per far luce sul rapporto storico-culturale sussistente fra il Mediterraneo orientale ed il mondo etrusco.
Il fulgore di una popolazione arcaica, di cui poco conosciamo in virtù delle difficoltà di un’ interpretazione archeologica, linguistica e culturale resa inestricabile dalle fonti scarse, dalla lontananza temporale e dal predominio della civiltà vincitrice -quella romana-, riluce in tutto lo splendore che solo può sorgere da radici ataviche ma ancora capaci di comunicare. A partire dalla loro misteriosa origine -orientale secondo Erodoto, autoctona per Dionigi di Alicarnasso- gli Etruschi assunsero progressivamente un ruolo politico sempre più significativo nell’Italia centrale, fino ad arrivare a coprire una vasta area della penisola italica, dalla Pianura padana alla Campania. I mercanti etruschi giungevano con i loro prodotti in ogni località del Mediterraneo, in competizione, non sempre pacifica, con i Fenici e soprattutto con i Greci, da cui tuttavia furono profondamente influenzati. É attraverso questa prospettiva che si può comprendere come questi padroni riconosciuti del Mar Tirreno funsero da tramite fra il Mediterraneo orientale e la nascente potenza romana, destinata a mutuare numerose istanze spirituali e religiose -basti pensare all’aruspicina- dagli italici noti ai Greci come Tirreni.
É questo il profilo storico-culturale che la mostra piemontese intende presentare alla luce dell’eccellente espressione artistica e simbolica etrusca. Il percorso espositivo, suddiviso in due parti, si apre con l’Elmo crestato villanoviano in bronzo, simbolo del primo contatto tra gli Etruschi e la comunità della valle del Tanaro, ritrovato proprio ad Asti alla fine dell’Ottocento. Particolari ambientazioni richiamano le doti dei nobili etruschi; esplicativa in questo senso è la suggestiva ricostruzione, effettuata tramite oggetti reali, di un guerriero-oplita di età arcaica, il cui volto è celato da una splendida visiera in bronzo proveniente dai Musei Vaticani.
Alla prima sezione museale, dedicata al topos militare ed eroico, ne segue una seconda, finalizzata alla rappresentazione della dimensione conviviale della civiltà etrusca. L’analisi dei cerimoniali del banchetto, documentati da servizi di pregio, arredi ed eloquenti immagini di pittura e scultura, si dipana in un percorso ricco di testimonianze archeologiche di valore.
La mostra si chiude con la riproposizione del lussuoso gabinetto “etrusco” del Castello di Racconigi, commissionato da re Carlo Alberto all’artista Pelagio Palagi, a testimonianza del ruolo dell’arte etrusca nello stimolo iconico al neoclassicismo europeo.
Se con Jacques Heurgon possiamo dire che “È in verità impressionante il constatare che per due volte, nel VII secolo a.C. e nel XV d.C., pressoché la stessa regione dell’Italia centrale, l’Etruria antica e la Toscana moderna, sia stata il focolaio determinante della civiltà Italiana”, l’esposizione proposta non può che accrescere la nostra consapevolezza di un passato mitico di cui far tesoro interiore.

 

Luca Siniscalco


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