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Letteratura

La riscoperta di un capolavoro: Grotesque di Natsuo Kirino

staff
4 marzo 2012

Autrice di culto in Giappone, dove si è guadagnata la fama di impietosa ritrattista delle storture della società nipponica, Natsuo Kirino è ormai ben nota anche in Occidente. Dopo la pubblicazione in Italia del suo ultimo libro, “Una storia crudele” (uscito per i tipi di Giano), le edizioni BEAT ripropongono uno dei primi successi della Kirino: il suo ambizioso e affascinante “Grotesque”.
Yuriko, figlia di madre giapponese e padre svizzero, è sempre stata una ragazza stupenda, di una bellezza totale, disumana, tanto perfetta da renderla addirittura mostruosa. Il suo aspetto incantevole le ha permesso di ottenere ciò per cui le altre persone devono lottare: gli sguardi adoranti che sempre la seguono, la stima riverente di adulti e ragazzi, persino l’ammissione al prestigioso liceo femminile Q., luogo di formazione dell’èlite giapponese. Eppure, nell’animo di Yuriko si nasconde qualcosa di inconfessabile, che la spinge fin da adolescente a dedicarsi alla prostituzione. Non per i soldi, né perché costretta.
La sua storia, segnata da un’incomprensibile scelta di vita, finisce tragicamente quando Yuriko viene assassinata; a distanza di un anno, anche Satō Kazue – donna in carriera di giorno e prostituta la notte – viene trovata uccisa. Sui corpi di entrambe si ritrovano i segni della medesima ferocia, tanto da far ricondurre i due delitti allo stesso uomo, che però si dichiara colpevole di un solo omicidio.
Gli ingredienti per un romanzo poliziesco ci sono tutti, tuttavia figurarsi “Grotesque” come un normale giallo sarebbe un grosso errore. Natsuo Kirino, come sempre, racconta una storia in cui violenza, conflitti e nodi irrisolti si intrecciano in una trama che guarda al noir ma non vi si appiattisce. La scoperta del colpevole e del suo movente è solo secondaria, e gli interrogativi più pressanti finiscono per riguardare non tanto la morte della splendida e terrificante Yuriko, quanto la sua vita.
Per comprendere le ragioni della ragazza, così come quelle della sua insospettabile collega Kazue, un punto di vista non basta. Ecco che allora alla voce della narratrice e sorella maggiore di Yuriko si affiancano quelle delle stesse vittime e altre ancora, in un romanzo poliedrico di cui non si riesce mai ad afferrare un’immagine compiuta. Ogni personaggio è spinto da un demone interiore, una passione o una tendenza alla malvagità che ne dirige le azioni apparentemente insensate, o all’opposto fin troppo semplici da giudicare.
“Grotesque” è un romanzo monumentale, non solo per la sua mole (si aggira intorno alle ottocentocinquanta pagine), ma anche per la quantità di temi affrontati: la prostituzione, il rapporto tra i sessi, passando per la spietata ambizione della borghesia giapponese e i rapporti famigliari colti nel loro aspetto più crudele. Una riedizione che riconferma il successo e il valore di Natsuo Kirino.

 

Maria Stella Gariboldi

“Grotesque”, di Natsuo Kirino, traduzione di Gianluca Coci, BEAT edizioni, pp. 847


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