Cinema

La rivolta sul treno della salvezza

Giorgio Raulli
8 marzo 2014

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Nel futuro 2031, dopo un esperimento mal riuscito ideato per contrastare il riscaldamento globale, l’umanità viene decimata da una nuova era glaciale: un gruppo di superstiti vive sullo Snowpiercer, un treno che continua a spostarsi tra le nevi della Terra, spinto da un motore perpetuo. I vagoni in coda ospitano i più poveri, mentre in testa si trovano le classi sociali più ricche. Wilford (Ed Harris), creatore e custode della sala macchine, figura ignota a tutti gli altri passeggeri, viene venerato quasi come un dio dai ricchi e odiato da chi occupa le ultime carrozze. Il senso di ribellione non tarda a nascere: Curtis (Chris Evans) guiderà una sorta di spedizione verso la locomotiva con lo scopo di deporre Wilford a favore del saggio Gilliam (John Hurt). Insieme a lui ci saranno anche Edgar (Jamie Bell) e la determinatissima Tanya (Octavia Spencer).

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Traendo ispirazione dai fumetti francesi Le Transperceneige, il regista sudcoreano  Bong Joon-ho, dopo il thriller Memories of Murder, l’horror fantascientifico The Host e il controverso Madre (candidato a Cannes nel 2009 per Un Certain Reguard), prosegue su una strada pessimistica e cupa con Snowpiercer: il più costoso film mai prodotto in Corea nasce da una collaborazione franco-americana, oltre che asiatica, come dimostrano il budget e soprattutto il cast, ricchissimo di star internazionali. Conciliare fantascienza e riflessione filosofica, senza scadere nella solita “americanata” o nella dimensione onirica intellettualoide del tutto priva di intrattenimento, è difficilissimo; Bong ha abilmente costruito un film che potesse raggiungere un obiettivo simile, giostrandosi bene tra i molti momenti di tensione e quelli più leggeri, senza perdere l’attenzione dello spettatore.

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Se la regia si rivela azzeccata, il film poggia molto anche sulle scenografie e sulla ricercatezza dei costumi, oltre che sulle interpretazioni degli attori: bravo il protagonista Evans, come anche Hurt e Harris, ma a spiccare è Tilda Swinton, che dà vita al personaggio di Mason, una donna spietata e sopra le righe, sia nell’aspetto che nella personalità. Si trata forse del personaggio chiave del film: incarnazione di un potere ipocrita e gretto, Mason dà voce all’intento morale della storia, ad una trama distopica sulle debolezze e bassezze degli uomini. Il treno, divenuto unico mondo possibile per gli uomini sopravvissuti, è senza dubbio simbolo non solo di salvezza e di perenne corsa in avanti, ma anche di divisione e classismo, con i suoi vagoni rigidamente divisi in gruppi.

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Metafora della società (passata ed attuale), Snowpiercer non si allontana nemmeno un po’ dagli intenti moralmente ambiziosi di molti altri film di genere – basti pensare, senza osare paragoni, a Blade Runner o Matrix; merito del regista coreano è non farlo pesare più di tanto allo spettatore, puntando su personaggi ben costruiti e dosando con la giusta attenzione azione, violenza e dramma.

Giorgio Raulli


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